Quattro milioni di persone, nello stato nord-orientale di Assam in India, hanno scoperto di essere “invisibili“. Dopo la pubblicazione dell’aggiornamento del National Register of Citizen – il registro dei cittadini – milioni di famiglie hanno scoperto di esserne escluse, perdendo di fatto la cittadinanza e i diritti a questa legata: rischiano ora l’espulsione. Stando alla legge indiana solo coloro che possono dimostrare di essere entrati in India prima del 25 marzo 1971 – data dell’indipendenza del Bangladesh dal Pakistan – hanno diritto alla cittadinanza. Ufficialmente da New Delhi fanno sapere che si tratta di una stretta contro l’immigrazione illegale, ma dietro questa mossa c’è l’ombra di una discriminazione contro una minoranza etnica e religiosa.

Un terzo degli abitanti di Assam sono infatti famiglie musulmane, arrivate in India anche in seguito alla guerra di indipendenza dal Bangladesh. E adesso, dopo decenni, queste famiglie rischiano di perdere tutto: da apolidi non hanno più diritto al welfare, ad esempio, alla proprietà e al voto. E possono anche essere espulsi dal Paese, senza avere un posto dove andare, dal momento che il Bangladesh – che deve già fare i conti proprio con l’emergenza dei Rohingya – non ha manifestato alcuna intenzione di accogliere questi 4 milioni di persone. E proprio come per la comunità Rohingya – costretta alla fuga di massa dalla Birmania – gli attivisti per i diritti umani pensano che dietro questo aggiornamento del censimento ci sia la volontà, da parte del partito nazionalista indù del premier Narendra Modi, di accanirsi contro la minoranza religiosa.

Il ministro federale Rajnath Singh ha dichiarato che la procedura di aggiornamento del National Register of Citizen si è svolta sotto la direzione della Corte Suprema, sostenendo poi che “alcune persone stanno politicizzando la questione e creano inutilmente un’atmosfera di panico e paura“. Il governo fa sapere che le persone rimaste fuori dal registro possono presentare reclami e obiezioni a partire dal 28 agosto e i profughi ritenuti irregolari non saranno espulsi immediatamente, ma avranno un’ultima possibilità di consegnare una documentazione che provi il loro diritto di restare in India, entro la fine dell’anno. Per coloro che invece non sono ben accetti, gli attivisti denunciano la possibilità dei centri di detenzione nell’attesa di un’espulsione non si sa dove.