“Abbiamo lasciato in mare solo i due corpi senza vita di una donna e un bambino dopo aver provato invano a rianimarli: erano morti e portarli a terra non aveva senso, ma oltre loro non c’era nessun altro in acqua”. L’ultima versione libica della tragica vicenda del salvataggio di Josefa, dopo 48 ore in mare al largo della Libia, arriva dal colonnello della Guardia Costiera di Misurata, Tofag Scare, attraverso un’intervista a La Stampa.

“Lunedì 16 luglio all’ora di pranzo abbiamo ricevuto una chiamata dal mercantile spagnolo Triades che ci segnalava un’imbarcazione in difficoltà tra Khoms e ci siamo mossi per intervenire, ne abbiamo tirati a bordo 165, maschi e femmine, tutti – sostiene al quotidiano torinese –  Non avremmo avuto alcuna ragione di abbandonare in acqua delle persone vive“. La versione del colonnello libico non è che l’ultima fornita da Tripoli per smentire le accuse della ong Open Arms, secondo la quale le motovedette hanno distrutto il barcone di migranti e lasciato in mare quelli che si rifiutavano di salire a bordo.

E spingono il deputato di Leu, Erasmo Palazzotto, che si trova a bordo della nave della Proactiva, a chiedere a Matteo Salvini di scusarsi “davanti alle agghiaccianti dichiarazioni del comandante della Guardia Costiera Libica” che “nei fatti conferma la versione di Open Arms”. “Se fossimo in un Paese serio, dovrebbe anche rassegnare immediatamente le sue dimissioni“, aggiunge il parlamentare di Liberi e Uguali. “Non è accettabile – prosegue l’esponente di Leu – che davanti ad una tragedia come questa il ministro degli Interni dia credito a criminali che hanno già fornito 4 versioni diverse sostenendo insieme al Governo italiano che vi era stato un solo intervento di recupero. Ci troviamo nella migliore delle ipotesi davanti ad un Ministro incompetente che apre la bocca senza sapere di cosa parla, nella peggiore di una consapevole complicità con i libici nel tentativo di depistaggio per coprire le proprie responsabilità”.

Intanto domani, dopo l’arrivo a Palma de Maiorca, l’equipaggio dell’Astral, la nave che si è occupata del soccorso a Josefa e del recupero dei due cadaveri, ha annunciato una conferenza stampa nella quale “denunceremo pubblicamente l’omissione di soccorso da parte della cosiddetta Guardia Costiera libica e del mercantile Triades che hanno abbandonato i naufraghi al loro destino provocando la morte di due persone”. Secondo la ong, “questo episodio e l’esponenziale aumento del numero di morti nel Mediterraneo degli ultimi mesi” sono la “conseguenza diretta della criminalizzazione delle Ong impegnate in operazioni di soccorso nel mar Mediterraneo. L’obiettivo è quello di legittimare le milizie libiche, finanziate dall’Italia e dalla Ue, e ridurre in questo modo il numero di arrivi in Europa”.