In Vaticano e nell’arcidiocesi di Torino c’è grande irritazione per i risultati di una ricerca di medicina forense che affermano che metà delle macchie di sangue presenti sulla Sindone sono false. La Chiesa torinese, guidata da monsignor Cesare Nosiglia, si affida alle parole dello scienziato Pierluigi Baima Bollone, presidente onorario del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, l’unica istituzione ufficiale per lo studio della Sindone. “È un lavoro che lascia il tempo che trova”, è il secco commento di Baima Bollone a ilfattoquotidiano.it. Lo scienziato è anche medico e professore ordinario di medicina legale all’Università di Torino.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Forensic Sciences, è stata realizzata da Matteo Borrini, dell’Università di Liverpool, e Luigi Garlaschelli, del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze. “La rivista – spiega Baima Bollone a ilfattoquotidiano.it – è il meglio che c’è in medicina legale. Sui due autori bisogna innanzitutto precisare che Borrini è un antropologo e Garlaschelli un chimico. Tanto di cappello a tutti e due, ma Garlaschelli è conosciuto da tempo come una persona contraria all’autenticità della Sindone”.

Baima Bollone si sofferma sul metodo utilizzato per questa ricerca. “Ho letto – afferma lo scienziato – il lavoro che è stato presentato e si basa su un sistema chiamato BPA, molto criticato a livello scientifico. In cosa consiste? Dall’aspetto delle macchie di sangue si desume come sono state procurate con risultati molte volte discutibili. Questo metodo in molti casi giudiziari in cui è stato utilizzato ha creato non pochi problemi ed è stato sconfessato. Sono anche molto stupito del fatto che lo studio sulla Sindone è stato realizzato utilizzando una fotografia antecedente ai lavori del 2002, quando sono state rimosse le toppe cucite per coprire le lacune carbonizzate in seguito all’incendio del 1534 a Chambéry dove il telo era conservato. Se non sbaglio la fotografia dovrebbe essere addirittura del 1931. Quello presentato – precisa ancora lo scienziato – è un lavoro che fa parte di una serie più ampia perché è stata pubblicata solo la parte che riguarda gli arti superiori”.

Non è la prima volta che Baima Bollone e Garlaschelli si trovano agli antipodi. Era già successo con il sangue di San Gennaro, il cui studio fu affidato dall’arcidiocesi di Napoli allo scienziato nel 1988. Baima Bollone confermò la presenza di emoglobina nella teca contenente il sangue attribuito al patrono dei napoletani e affermò che la sua liquefazione è scientificamente inspiegabile, così come lo è la sua ricoagulazione. Ma pochi anni dopo Garlaschelli contestò i risultati di quella ricerca. “È fatto così – commenta Baima Bollone parlando del suo storico rivale -, fa sempre lavori contro. Lui prima parte dalla sua idea contraria e poi cerca di dimostrarla. Ma è una persona stimabile e gli voglio bene perché è una persona seria”.

Se l’arcidiocesi di Torino si affida a Baima Bollone, in Vaticano la replica è affidata alla sindonologa Emanuela Marinelli. “Di scientifico – afferma su Vatican News, il portale ufficiale della Santa Sede – non c’è nulla. A chi sembra un criterio scientifico prendere un manichino di quelli che si usano per i vestiti delle vetrine dei negozi e con una spugna imbevuta di sangue artificiale fissata su un pezzo di legno premere sul lato destro del fantoccio per vedere dove cadono i rivoli di sangue? Questa roba non ha il rigore di altre indagini come quelle realizzate ormai quarant’anni fa su cadaveri di uomini morti per emopericardio, posizionati in verticale e punti con un bisturi fra la quinta e la sesta costola, come fece la lancia del soldato romano. Prove che ebbero risultati diversi da quelli di Borrini e Garlaschelli”.

Per la Marinelli il motivo di questo lavoro è semplice: “Basta pagare e le ricerche si fanno. E si trova pure chi te le pubblica. È innegabile che dietro ad alcune di esse si nascondono gruppi che vogliono far credere che la Sindone sia un falso storico. Un esempio per tutti: esiste un bel documentario che si chiama ‘La notte della Sindone’. Bene, questo documentario non è stato mai trasmesso dalla Rai perché contiene un’affermazione che forse a qualcuno non piace. E questa affermazione è rappresentata da una lettera su carta intestata della Curia di Torino che il cardinale Anastasio Ballestrero, all’epoca custode della Sindone, inviò al suo consulente scientifico, l’ingegner Luigi Gonella, con la quale sosteneva con decisione che nella faccenda della datazione del carbonio 14 c’era stato lo zampino della massoneria che voleva a tutti i costi dimostrare che la Sindone fosse di epoca medievale”.

Papa Francesco, nel 2015, pregando davanti alla Sindone durante la sua visita a Torino era stato chiaro sulla posizione da sempre espressa dalla Chiesa. “La Sindone – aveva affermato Bergoglio – attira verso il volto e il corpo martoriato di Gesù e, nello stesso tempo, spinge verso il volto di ogni persona sofferente e ingiustamente perseguitata. Ci spinge nella stessa direzione del dono di amore di Gesù”. E ancora prima, nel 2013, pochi giorni dopo la sua elezione al pontificato, il Papa si era domandato “perché l’uomo della Sindone ci invita a contemplare Gesù di Nazaret. Questa immagine, impressa nel telo, parla al nostro cuore e ci spinge a salire il monte del Calvario, a guardare al legno della croce, a immergerci nel silenzio eloquente dell’amore. Lasciamoci dunque raggiungere da questo sguardo, che non cerca i nostri occhi ma il nostro cuore. Ascoltiamo ciò che vuole dirci, nel silenzio, oltrepassando la stessa morte”. La dimostrazione più eloquente che, come affermava il cardinale Giacomo Biffi, “per un cattolico, scoprire che la Sindone sia falsa non cambia nulla. Tutto cambia, invece, per un ateo”.

Twitter: @FrancescoGrana