Niente causale per il rinnovo dei contratti di chi svolge attività stagionali. E un aumento, già a partire da settembre, del Prelievo erariale unico su slot machine e videolotteries. Sono le principali novità comparse nell’ultima versione del decreto Dignità, quella definitiva, che ha ottenuto la firma del presidente della Repubblica, avvenuta in serata, dopo che nel pomeriggio era arrivata l’attesa bollinatura dalla Ragioneria dello Stato. Ora il provvedimento attende solo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. L’aggravio fiscale a carico dei concessionari del gioco serve per coprire l’ammanco di gettito che deriverà dal divieto di pubblicità di giochi e scommesse (contro il quale il settore ha fatto lobbying senza successo) ma anche l’abolizione dello split payment sui professionisti. Lo split payment è la misura introdotta dal governo Renzi e ampliata da Gentiloni per cui la pubblica amministrazione versa direttamente all’erario l’Iva che grava su beni e servizi acquistati dai privati.

“I contratti per attività stagionali possono essere rinnovati e prorogati anche in assenza delle causali”, si legge nel testo. In questo caso non varranno, dunque, le novità introdotte dallo stesso decreto in materia di contratti a tempo determinato. La modifica risponde alle preoccupazioni del comparto turistico che non avrebbe più potuto fare affidamento sui lavoratori assunti per i mesi estivi. L’altra novità è la stima del costo per le casse pubbliche delle misure contro il precariato: è previsto un aggravio di 220,5 milioni dal 2018 al 2020 che sale a 710 milioni al 2027, con un ulteriore ammanco di 73 milioni l’anno a decorrere dal 2028. Nello stesso articolo si dà incarico all’Inps di monitorare ogni tre mesi “maggiori spese e minori entrate” al fine di garantire “la neutralità sui saldi di finanza pubblica”.

Sul fronte del gioco d’azzardo, il governo Conte ha trovato la quadra sulle coperture incrementando il Preu. L’aumento sarà in due tranche e la prima scatterà già a settembre di quest’anno. La tassa su slot e vlt – si legge – “è fissata rispettivamente nel 19,25% e nel 6,25% dell’ammontare delle somme giocate a decorrere dal primo settembre 2018 e nel 19,5% e nel 6,5% a decorrere dal primo maggio 2019″. Dal 2017 le aliquote sono rispettivamente al 19 e al 6%. Gli oneri derivanti dallo stop alla pubblicità sui giochi, che comporta anche una conseguente riduzione degli incassi Iva per lo Stato, ammontano, secondo quanto specificato nel testo del decreto, a 147 milioni nel 2019 e a 198 milioni nel 2019. Nel 2018 35 milioni dell’aumento del Preu andranno invece alla copertura dell’eliminazione dello split payment sui professionisti. Nella versione definitiva del decreto è infatti saltato l’analogo contributo pescato nella quota del Mise nel Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione istituito nel 2016. La tassa sui giochi contribuirà allo stesso scopo anche per 6 milioni nel 2019 e 34 milioni nel 2020.

Sempre dall’incremento del Preu deriveranno anche risorse per la modifica della disciplina dei contratti a termine: per coprire i costi derivanti dalla riduzione della durata massima da 36 a 24 mesi sono destinati 42,5 milioni nel 2019, 2 milioni nel 2020 e 36 milioni a decorrere dal 2021.