A differenza di Mario Draghi che aveva suggerito di “aspettare i fatti prima di dare un giudizio“, la Commissione europea rivede al ribasso le stime sul pil dell’Italia. Rispetto alle previsioni di maggio, mese in cui il nuovo governo non si era ancora insediato, il prodotto interno lordo per il 2018 viene limato di 0,2 punti percentuali sulla base di “timore o incertezza riaffioranti in materia di politica economica“, così come fatto da Standard & Poor’s una settimana fa. La Commissione nelle sue Previsioni economiche sottolinea anche “il possibile impatto dei rendimenti più elevati dei titoli di Stato nei costi di finanziamento delle imprese“, che quindi  “potrebbero peggiorare le condizioni di finanziamento e attenuare la domanda interna”. “Non sappiamo ancora quali saranno le politiche decise dal nuovo Governo”, ammette il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, ma “il rallentamento è dovuto a problemi strutturali di ieri e non di oggi”.

“Sebbene l’economia italiana sia cresciuta di 0,3% nel primo trimestre 2018, solo poco meno del precedente, non è completamente sfuggita alla generale perdita di slancio delle economie avanzate“, spiega Bruxelles, e “l’attuale ripresa dovrebbe indebolirsi ma proseguire al di sopra del potenziale”. “Mentre i consumi privati e gli inventari hanno continuato a sostenere l’espansione della produzione, deboli investimenti ed export sono stati un peso per la crescita”, scrive la Commissione, sottolineando come “la prospettiva breve termine del manifatturiero indica un indebolimento in arrivo”.

“La domanda interna dovrebbe restare la principale motrice della crescita, di fronte a un ambiente esterno con maggiori sfide”, si legge nelle previsioni. Gli investimenti “dovrebbero aumentare, sostenuti da condizioni favorevoli del credito e incentivi fiscali, sebbene la volatilità del mercati, che riflette l’incertezza domestica e globale, dovrebbe rinviare alcune decisioni sugli investimenti nel breve termine”.

Nel 2019, “il phase-out degli incentivi fiscali e l’aumento graduale dei tassi di interesse dovrebbe rallentare la crescita degli investimenti. L’aumento della spesa delle famiglie dovrebbe continuare alla luce dell’aumento degli stipendi e dell’occupazione. Ma i prezzi più alti del petrolio dovrebbero pesare” sugli stipendi netti e quindi “leggermente frenare i consumi privati”. Inoltre, “è improbabile che gli export netti diano un contributo positivo alla crescita a causa dell’impatto differito dell’apprezzamento dell’euro e della crescita moderata di alcuni dei principali partner commerciali dell’Italia”, aggiunge la Commissione.

“Non voglio elaborare oltre quello che c’è scritto nelle previsioni, altrimenti sarebbe un’ingerenza nelle politiche italiane. Non voglio parlare di cifre, non sappiamo ancora quali saranno le politiche decise dal nuovo Governo”, ma “voglio sottolineare che c’è già un rallentamento della crescita italiana”, dovuta a “problemi strutturali di ieri e non di oggi“, ha detto Moscovici rispondendo in conferenza stampa a una domanda sull’Italia. Il commissario agli affari economici ammette quindi che il taglio alle previsioni si basa solo sull’incertezza per la politica monetaria, e fa riferimento a “problemi strutturali di ieri”, anche se le precedenti stime ora riviste al ribasso sono di poco più di due mesi fa. Tra i problemi Moscovici ha ricordato la bassa produttività e ha spiegato che “spetta al Governo italiano prendere decisioni nel rispetto degli impegni europei”.

Il nostro Paese resta così fanalino di coda d’Europa: nel 2018, con un pil rivisto dal 1,5% di maggio al 1,3%, la crescita italiana è la più bassa dei 28 Paesi assieme a quella del Regno Unito, mentre nel 2019 occupa da sola l’ultimo posto della classifica, con un prodotto interno lordo limato a 1,1% dal 1,2% di maggio. La crescita più alta nel 2018 è quella dell’Irlanda (5,6%), seguita da Malta (5,4%).

In generale tutta l’Ue e l’Eurozona “continueranno ad espandersi quest’anno e nel 2019 ma ad un passo più moderato rispetto al 2017″, scrive la Commissione Ue nelle stime economiche estive. “Riflettendo l’attività più debole del previsto nella prima metà dell’anno, la prospettiva del pil nella zona euro e nell’Ue nel 2018 è stata rivista a 2,1%, ridotta di 0,2 punti percentuali” rispetto alla primavera. L’Italia resta così fanalino di coda d’Europa al 2% nel 2019. Restano però “rischi significativi” dati dalla volatilità dei mercati e dalle tensioni commerciali, dopo i dazi imposti all’Usa in risposta a quelli voluti da Donald Trump.