Per alcuni tarda ad arrivare, per altri è già iniziata: l’estate è la stagione che tutti attendiamo per ritrovare un po’ di quel tempo che durante il periodo invernale non riusciamo in alcun modo a ritagliarci. Tempo per passeggiare, tempo per viaggiare, tempo per ridere e chiacchierare con le persone che più abbiamo a cuore. Tempo, non per ultimo, per leggere nuovi libri e ascoltare nuova musica. Perciò, come fosse un sussurro, qualche consiglio può tornare sempre utile.

Cominciamo da una recentissima uscita discografica, ossia l’Integrale dei celebri Capricci di Nicolò Paganini, le ventiquattro perle violinistiche che il grande virtuoso ottocentesco pubblicò nel 1820 e che oggi Roman Simovic, grande solista e leader della London Symphony Orchestra, ripropone in una nuova interpretazione. “Ho visto per la prima volta la partitura dei Capricci quando avevo 9 anni – ha dichiarato Simovic – e ho pensato che fossero ineseguibili, dunque sono estremamente soddisfatto di avere avuto la possibilità di registrarli”. The Guardian, a riguardo, ha già deciso: “Roman Simovic (…) mostra la sorprendente varietà di questi lavori (…) Meglio prenderlo a piccole dosi”.

24 Capricen

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Dalle dolci note passiamo alle dolci, ma al tempo stesso impegnative, lettere della più recente pubblicazione del giornalista e critico musicale Federico Capitoni: Canone Boreale, 100 opere del Novecento musicale, questo il titolo di un volume, edito da Jaca Book, che intende proporsi, attraverso 100 opere scelte, come guida e bussola di un intero secolo, il Novecento, particolarmente tumultuoso e prolifico sotto il profilo musicale. Si passa dunque dalla Rhapsody in blue di Gershwin al Wozzeck di Berg, dalla Petruška di Strawinsky al Pierrot Lunaire di Shoenberg, dai Carmina Burana di Orff al Bolero di Ravel, per proseguire ancora oltre e giungere, pian pianino, a tempi più recenti con opere come Tabula rasa di Pärt e Prometeo. Tragedia dell’ascolto di Nono, il Water Concerto di Tan e gli Shakespeare’s Sonnets di Mykietyn. L’autore fa sfoggio di notevoli capacità di sintesi, elaborazione e osservazione: lettura, dunque, più che consigliata.

Torniamo ora alla musica, perché sulla vita del celebre prodigio matematico ottocentesco Évariste Galois, morto ad appena ventun anni non prima di aver posto le basi della teoria che porterà il suo nome, la Teoria di Galois, il compositore e arrangiatore Alessandro Grego ha scritto, in qualità di colonna sonora del documentario scientifico Galois. Storia di un matematico rivoluzionario, musiche che meritano di essere ascoltate con tutta la dovuta attenzione: vuoi perché spaziano da ascendenze classicheggianti a suggestioni tipiche del minimalismo contemporaneo, vuoi perché straripano di una vera cifra comunicativa che lascia ben sperare per i futuri sviluppi della musica notata. Vuoi perché la dose di energia creativa è notevole, e, oltre a fugaci citazioni a incipit beethoveniani, tanto basta.

Cambiando poi ambito e diversificando sul pop, tre sono i brani di un ep con cui il musicista calabrese Antonio Crespino ha esternato tutto il suo amore per quegli anni Novanta del secolo scorso che videro ascendere e discendere un macrogenere noto come Brit Pop: il disco corto di Crespino si chiama Odemod, e i tre pezzi racchiusi al suo interno indicano uno studio e un approfondimento dell’autore veramente degni di nota.

Tornando infine sul versante letterario ma prescindendo un attimo dalle discettazioni musicali, musicofile e musicologiche, segnaliamo un volume irto di poesie, passi poetici e timide, tiepide visioni a metà strada tra l’imperturbabilità e il disincanto: “Il grigio sfilacciato del monumento percorre le pieghe delle cicatrici, a rimpiazzare versi e occhi del mattino – lo sguardo assente sugli uomini e le cose”. Così Pasquale Allegro, giornalista, poeta e scrittore già autore di svariati versi e volumi, intende introdurci a quel suo Baco da sera che, edito da Controluna, intende restituire la poesia al suo più autentico scopo, quello, come indica il nostro, di “riportare il mondo a uno stato di meraviglia, per farne quello che l’esperienza e la vita faticano a elaborare, percependo le ferite e le gioie come bellezza”.

Buona estate.