“Ehi tu che indossi una maglietta rossa sei lo stesso lacché di Napolitano, colui che convinse il governo a dare via libera ai bombardamenti in Libia”. Parole di Alessandro Di Battista, ex parlamentare 5 stelle, il quale – probabilmente allarmato dalle possibili conseguenze politiche dell’iniziativa lanciata da Don Ciotti in solidarietà dei piccoli migranti annegati – sulla sua pagina Facebook (quella per intenderci che lo vede tra i più seguiti esponenti 5 stelle) ha pensato bene di ergersi a paladino della morale universale e criticare, con toni accesi, coloro che hanno manifestato con il prete antimafia: “Ci sono tante bravissime persone che oggi indossano una maglietta rossa ma c’è un mucchio di gente ipocrita che ha deciso di sposare quella solidarietà pelosa ottima alleata del sistema e della reiterazione delle ingiustizie”, chiosa ‘Dibba’.

Caro Alessandro, io conosco “un mucchio di gente” molto più coerente di te che ha sposato l’iniziativa di Don Ciotti e che si batte da sempre contro le ingiustizie, le disuguaglianze e per la tutela dei diritti dei più deboli. “Un mucchio di gente” che sabato indossava la maglietta rossa. “Un mucchio di gente” grazie alla quale vedo ancora un barlume di speranza.

Tra di loro ci sono molte di quelle persone per bene che (come fece un tempo il sottoscritto) si avvicinarono al Movimento 5 stelle, credendo di aver trovato in quell’espressione politica – non solo nei proclami ma anche nei fatti – la risposta alle ingiustizie, alla politica fatta di inciuci, al potere della casta, ai governi sostenuti dalle banche, ai partiti di sinistra che si atteggiano a partiti di destra e viceversa, alla politica di destra della Lega. L’alleata del tuo Movimento.

Il tuo ultimo post e le tue continue interferenze dall’estero, sono sempre più cariche di opportunismo e di populismo.

E te lo dice uno che sposò gli ideali dei 5 stelle tra i quali “onestà, onestà” e “Ehi tu, Dibba” te lo ricordi ancora “nessuno resti indietro”?

Perché, con quel “Ehi tu” usato in maniera spregiativa, da politico scafato, hai scelto la via più breve per deludere gran parte del tuo elettorato. Quell’elettorato che, come dice un amico, non è ancora stato lobotomizzato dalle false notizie che ci propina la rete, e che “partecipa”, “sceglie” e che, prima o poi, ti “cambia”.

Ehi tu, Dibba, ti ho ascoltato ed elogiato, quando smontavi la Lega in cinque minuti al grido “Ladri, nostri nemici” e quando ci regalasti quell’ultima perla: “Salvini, al Colle sembrava Dudù, il cane di Berlusconi”. Poi però, pochi giorni dopo, ti ho visto (ahimè) folgorato sulla via di Damasco, complice la nascita del governo Lega–cinquestelle, cambiare idea optando per il silenzio.

Ehi tu, Dibba, lo voglio dire a te, a colui che ha fatto dei suoi comizi e dirette su Facebook il proprio cavallo di battaglia. Ma ti rendi conto di quanti danni provoca un post come quello che hai scritto? E le responsabilità che hai quando scrivi, anche se il tuo incarico politico è in stand-by?

Sei partito, moglie e prole al seguito, per la tua avventura in America. Che tu pubblichi con Mondadori (qualcuno ti ha fatto notare una scelta incoerente) a me non dà affatto fastidio. Che tu scriva reportage per il Fatto e ti goda la vacanza in America (come è giusto che sia) a me fa piacere. Che tu abbia delle opinioni politiche, per quanto ormai io le ritenga volubili come il tempo, e le voglia esprimere liberamente, a me non dà fastidio.

Però io, caro Dibba, sono anche tra quel “mucchio di gente” che ogni tanto vorrebbe vederti staccare la spina e leggere solo i tuoi reportage dall’estero (conosco tanti bravi giornalisti che pagherebbero per avere la tua stessa opportunità).

Vorrei, insomma, che la smettessi di collegarti a Internet solo per darci lezioni di morale e populismo.