Sono migliaia le adesioni di associazioni, comitati, scuole, musicisti, giornalisti, scrittori, singoli cittadini che hanno risposto all’appello “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità” da indossare oggi, sabato 7 luglio, promosso da Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, Anpi e dal giornalista Francesco Viviano. “Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…”, ha scritto invece su Facebook Matteo Salvini. “Gliela porto molto volentieri una maglietta al Viminale, un piccolo gesto, fatto con rispetto”, ha risposto don Luigi Ciotti, parlando a Rainews 24. “Credo che dobbiamo poter incontrarci, per metterci nei panni un po’ degli altri – ha detto il fondatore di Libera – Importante è riflettere, porsi delle domande, anche nelle diversità”.

“Un Paese colorato di magliette rosse, da quota 2000 del rifugio Gran Paradiso all’isola di Lampedusa passando per i campi di formazione sui beni confiscati di Libera alla Goletta Verde di Legambiente in navigazione verso la Campania”, si legge in comunicato dell’associazione Libera. “In tantissimi hanno aderito e risposto all’iniziativa per ricordare i tanti bambini migranti morti in mare e, in generale, di chi ha perso la vita nelle traversate“, continua.

Sono stati illuminati di rosso anche il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino a Napoli, come il rifugio del Gran Paradiso. “In rosso Fiorella Mannoia e Vasco Rossi, Roberto Saviano e Carlo Lucarelli”, ma anche tante persone comuni, come “il medico di Lampedusa”, scrive Libera. Don Ciotti, promotore dell’iniziativa, ha partecipato all’iniziativa a Roma nel quartiere San Lorenzo insieme a Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambente, e Giuseppe Demarzo, coordinatore Numeri Pari.

“I migranti indossano magliette rosse sperando di essere visibili in caso di naufragio. Sperano nel colore acceso per non essere abbandonati. Oggi mettiamoci nei loro panni“, scrive Saviano postando su Twitter un selfie con una maglietta rossa. Da Enrico Letta a Rosy Bindi, in molti lo hanno imitato. Anche all’hotel Ergife, dove in corso l’assemblea nazionale del Pd, il reggente Maurizio Martina, il presidente Matteo Orfini e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti indossano una maglietta rossa, così come molti membri dell’assemblea. Non l’ex segretario Matteo Renzi, che ha parlato dal palco in giacca e camicia bianca.

Polemico il Movimento Cinque Stelle che però accusa di incoerenza in particolare il Pd. Lo fa in modo esplicito il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio: “Sulle magliette rosse ci sono associazioni coerenti che hanno sempre detto di accogliere tutti – dice all’Intervista di Maria Latella su SkyTg24 – ma vedere il Pd che ha bombardato la Libia, ha fatto soldi sul business dell’immigrazione e ha mandato militari a far le guerre e poi si mette oggi le magliette rosse… La maglietta rossa se la doveva mettere dieci anni fa…”. Ad onor del vero vale la pena precisare che i bombardamenti in Libia in sostegno all’azione di Sarkozy fu decisa dal governo Berlusconi (e Berlusconi ripete che fu costretto dall’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano). Più aspro il commento di Alessandro Di Battista che dagli Stati Uniti, attraverso facebook, scrive a un destinatario non meglio precisato anche se identificabile ancora col Pd: “Ehi tu che indossi una maglietta rossa sei lo stesso lacchè di Napolitano, colui che convinse il governo a dare via libera ai bombardamenti in Libia, preludio di una delle crisi migratorie più gravi della storia?”. “Ci sono tante bravissime persone che oggi indossano una maglietta rossa – si spiega meglio Di Battista alla fine del post – ma c’è un mucchio di gente ipocrita che ha deciso di sposare quella solidarietà pelosa ottima alleata del sistema e della reiterazione delle ingiustizie. Quanto conformismo e quanta viltà si nasconde nella facile solidarietà”.