“L’indifferenza uccide, e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto da Bari in uno storico incontro di preghiera ecumenica per la pace con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente. Oltre 100mila persone hanno accolto Bergoglio nella sua terza visita in Puglia del 2018 dopo quelle a San Giovanni Rotondo, Alessano e Molfetta. Occasione mancata, però, per l’assenza del Patriarca di Mosca Kirill che nel capoluogo pugliese ha inviato come suo rappresentante il metropolita Hilarion, capo del dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato russo.

Dopo lo storico primo, e al momento unico, faccia a faccia avvenuto a Cuba nel 2016, Francesco aveva teso la mano a Kirill nella speranza di un secondo incontro questa volta nella città di San Nicola, tanto caro anche al Patriarcato ortodosso russo. Proprio a L’Avana, infatti, Kirill aveva chiesto al Papa di poter avere a Mosca una reliquia del patrono di Bari. Desiderio subito esaudito da Bergoglio. Nel 2017, per poco più di due mesi, un frammento della costola sinistra del santo fu portato a Mosca e a San Pietroburgo dove fu venerato da quasi 2 milioni e mezzo di fedeli, principalmente ortodossi, tra quali Vladimir PutinUn evento eccezionale  perché in 930 anni mai prima di allora le reliquie di San Nicola avevano lasciato Bari.

Dopo aver pregato insieme con i capi delle altre Chiese davanti alle reliquie del patrono del capoluogo pugliese, il Papa ha sottolineato che sul Medio Oriente “si è addensata, specialmente negli ultimi anni, una fitta coltre di tenebre: guerra, violenza e distruzione, occupazioni e forme di fondamentalismo, migrazioni forzate e abbandono, il tutto nel silenzio di tanti e con la complicità di molti. Il Medio Oriente è divenuto terra di gente che lascia la propria terra. E c’è il rischio che la presenza di nostri fratelli e sorelle nella fede sia cancellata, deturpando il volto stesso della regione, perché un Medio Oriente senza cristiani non sarebbe Medio Oriente”. “Preghiamo uniti, – è stata la richiesta di Bergoglio – per invocare dal Signore del cielo quella pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare”.

Al termine di un lungo confronto a porte chiuse con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente, Francesco ha rivolto il suo appello davanti alla Basilica di San Nicola: “Per aprire sentieri di pace, si volga lo sguardo a chi supplica di convivere fraternamente con gli altri. Si tutelino tutte le presenze, non solo quelle maggioritarie. Si spalanchi anche in Medio Oriente la strada verso il diritto alla comune cittadinanza, strada per un rinnovato avvenire. Anche i cristiani sono e siano cittadini a pieno titolo, con uguali diritti. Fortemente angosciati, ma mai privi di speranza, volgiamo lo sguardo a Gerusalemme, città per tutti i popoli, città unica e sacra per cristiani, ebrei e musulmani di tutto il mondo, la cui identità e vocazione va preservata al di là delle varie dispute e tensioni, e il cui status quo esige di essere rispettato secondo quanto deliberato dalla Comunità internazionale e ripetutamente chiesto dalle comunità cristiane di Terra Santa. Solo una soluzione negoziata tra Israeliani e Palestinesi, fermamente voluta e favorita dalla Comunità delle nazioni, potrà condurre a una pace stabile e duratura, e garantire la coesistenza di due Stati per due popoli”.

Il Papa ha, inoltre, denunciato con forza che “la guerra è la piaga che tragicamente assale quest’amata regione. Ne è vittima soprattutto la povera gente. Pensiamo alla martoriata Siria. La guerra è figlia del potere e della povertà. Si sconfigge rinunciando alle logiche di supremazia e sradicando la miseria. Tanti conflitti sono stati fomentati anche da forme di fondamentalismo e di fanatismo che, travestite di pretesti religiosi, hanno in realtà bestemmiato il nome di Dio, che è pace, e perseguitato il fratello che da sempre vive accanto. Ma la violenza è sempre alimentata dalle armi. Non si può alzare la voce per parlare di pace mentre di nascosto si perseguono sfrenate corse al riarmo. È una gravissima responsabilità, che pesa sulla coscienza delle nazioni, in particolare di quelle più potenti. Non si dimentichi il secolo scorso, non si scordino le lezioni di Hiroshima e Nagasaki, non si trasformino le terre d’Oriente, dove è sorto il Verbo della pace, in buie distese di silenzio. Basta contrapposizioni ostinate, basta alla sete di guadagno, che non guarda in faccia a nessuno pur di accaparrare giacimenti di gas e combustibili, senza ritegno per la casa comune e senza scrupoli sul fatto che il mercato dell’energia detti la legge della convivenza tra i popoli!”.

Francesco ha concluso il suo appello ricordando che “la speranza ha il volto dei bambini. In Medio Oriente, da anni, un numero spaventoso di piccoli piange morti violente in famiglia e vede insidiata la terra natia, spesso con l’unica prospettiva di dover fuggire. Questa è la morte della speranza. Gli occhi di troppi fanciulli hanno passato la maggior parte della vita a vedere macerie anziché scuole, a sentire il boato sordo di bombe anziché il chiasso festoso di giochi. L’umanità ascolti, vi prego, il grido dei bambini, la cui bocca proclama la gloria di Dio. È asciugando le loro lacrime che il mondo ritroverà la dignità”.

Twitter: @FrancescoGrana