Nove anni dopo la strage ferroviaria che uccise 32 persone, a Viareggio “la ricerca di verità, giustizia e sicurezza continua”. E’ scritto così, a caratteri cubitali bianchi, su sfondo rosso fuoco, su tre manifesti, che riportano una a una le condanne, con nome, cognome e pena inflitta, del processo di primo grado. Sono affissi davanti al muro della ferrovia, che a pochi minuti dalla mezzanotte tra il 29 e il 30 giugno 2009 fu annerito dalla bomba di fuoco, provocata dal deragliamento di un treno carico di gpl. “Viareggio aspetta giustizia.”: è scritto così, col punto finale che chiude lo spazio alle ipotesi, ai “se” e ai “ma” avanzati dalla prescrizione. Il 13 novembre, quando inizierà il processo di appello a Firenze, la prescrizione spazzerà via il reato di lesioni colpose plurime gravi e gravissime e quello di incendio. Nessuno, dei 23 condannati dal tribunale di Lucca in primo grado, tra i quali molti manager delle aziende legate in vario modo al gruppo Ferrovie, risponderà più per quei capi d’accusa. A poco servirà che il nuovo ministro della Giustizia Alfonso Bonafede spinga per far varare al più presto la riforma della prescrizione, presente nel contratto del governo M5s e Lega e tanto richiesta dai viareggini, che bloccherà l’estinzione dei reati, con lo scorrere del tempo, una volta che questi siano riconosciuti da una sentenza di primo grado. Arriverà tardi la riforma, perché con ogni probabilità non potrà essere retroattiva. Da novembre, dunque, l’incendio del 29 giugno 2009 rimarrà ufficialmente impunito.

Anche con questo pensiero, sfileranno questa sera, nell’annuale corteo di commemorazione, i familiari delle vittime. Tra questi Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei parenti, Il Mondo che Vorrei, che porta sulla propria pelle i segni del fuoco e a causa del disatro ha perso la moglie, Stefania, 39 anni, e due dei suoi tre bambini: Lorenzo, 2 anni, e Luca, 4. “E’ assurdo – disse a ilfatto.it tempo fa – che esista la prescrizione quando un processo è già iniziato, dovrebbe bloccarsi alla pronuncia del rinvio a giudizio“.

In serata il corteo, composto da centinaia di versiliesi e non, partirà da via Ponchielli, la strada più colpita, e attraverserà tutta la città in un percorso ad anello, che si chiuderà con la lettura dei nomi delle 32 vittime. Già da 48 ore, i macchinisti fanno sentire la vicinanza alla città e ai familiari delle vittime facendo fischiare a lungo i treni di passaggio da Viareggio. In Versilia in un incontro si sono riunite anche associazioni e comitati da tutta Italia che si sono formati dopo tragedie che condividono con Viareggio lutti dovuti a problemi di sicurezza, imperizia, negligenza: Moby Prince, Eternit, L’Aquila, Rigopiano, San Giuliano di Puglia. Una delle tante iniziative legate alla divulgazione sui problemi di sicurezza in ferrovie, organizzate per tutto il mese dal Mondo Che Vorrei.

In un altro convegno, di cui è possibile seguire la registrazione in fondo all’articolo, nei giorni scorsi si è parlato soprattutto di mancanza di valutazione del rischio, dell’obbligo di dispositivi anti-deragliamento noti da decenni alle aziende ferroviarie e assenza di tracciabilità dei pezzi deteriorati, ma comunque utilizzati. Come l’assile che si è spezzato, in un punto rugginoso, provocando il deragliamento di Viareggio. Secondo Paolo Toni, professore di ingegneria meccanica e consulente della Procura era stato prodotto il 27 ottobre 1974 dalla ditta Lkm, sigla di una società tedesca della ex Ddr. Secondo i difensori della società ferroviaria italiana che accoglieva quell’assile sulla propria rete ferroviaria, invece, era ungherese. “Questo conferma che mancava la tracciabilità – ha spiegato Tiziano Nicoletti, avvocato di parte civile, tra i relatori del convegno – Se lo facciamo per i petti di pollo, non vedo perché non lo dobbiamo fare per degli assili che trasportano merci potenzialmente esplosive. La prima notizia di revisione dell’assile è del 2002. Dal 1974 al 2002 non si sa dove abbia viaggiato questo assile. Sono passati 28 anni dalla messa in esercizio dell’assile alla prima revisione. Faccio presente che se compriamo un’auto nuova, dopo 4 anni dobbiamo fare la prima revisione e poi ogni due anni”.

A margine del convegno sono intervenuti alcuni politici locali, come la capogruppo della Lega in consiglio regionale, Elisa Montemagni. “Ci vuole veramente tanta forza per portare avanti non solo la battaglia di giustizia che è doverosa nei confronti di quelle 32 persone che non ci sono più, ma anche per dire: se si può fare qualcosa per salvare vite, da qui in avanti, è giusto farlo, lo dobbiamo fare. Se la sentono come una battaglia personale e gli fa un onore immenso”. Parole non lusinghiere per Piagentini, che ha chiesto alla politica più responsabilità e meno ammirazione nei loro confronti. “Noi familiari non vogliamo più essere i protagonisti di questa battaglia, ma la politica deve esserlo. Noi siamo obbligati e costretti a chiedere più sicurezza, ma se potessi passerei il mio tempo a casa con i miei cari. Per noi il 2009 non è ancora terminato purtroppo”.

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