Ci sono i dubbi della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che mercoledì da Washington ha sollevato perplessità sull’idea di mettere mano ai “diritti acquisiti”, scatenando le reazioni del Movimento 5 Stelle. Ma ci sono pure le riserve di diversi esponenti della Lega a Palazzo Madama sull’opportunità di calare la scure  – come stanno facendo gli alleati di governo del M5S con la delibera presentata a Montecitorio – con efficacia retroattiva sui vitalizi degli ex parlamentari. Che già minacciano, peraltro, azioni di risarcimento danni contro i componenti dell’Ufficio di presidenza della Camera a cominciare dal presidente Roberto Fico. Risultato: mentre Montecitorio accelera, il Senato tira il freno a mano dopo aver accumulato un notevole ritardo rispetto ai colleghi dell’altro ramo del Parlamento.

Ritardo, peraltro, già evidente a fine aprile scorso. Quando, alla vigilia di una riunione del Collegio dei questori che avrebbe dovuto iniziare ad esaminare la pratica dei vitalizi (un costo da 86,4 milioni per il 2018 stando all’ultimo bilancio di previsione del Senato), mentre a Montecitorio erano già in istruttoria avanzata, a Palazzo Madama non c’era ancora traccia né di calcoli né di simulazioni sugli effetti del ricalcolo contributivo degli assegni degli ex senatori. Nonostante, come ricordò allora la senatrice questore M5S Laura Bottici, la presidente Casellati avesse conferito “un mandato pieno per procedere a un’istruttoria congiunta sui vitalizi” con l’Ufficio di presidenza della Camera.

“Il fatto che la delibera sul ricalcolo dei vitalizi presentata dal presidente Fico sia arrivata in Ufficio di presidenza alla Camera è una buona notizia, e ne sono felice, adesso però tocca al Senato, dove attendo l’esito della votazione per presentare lo stesso testo in qualità di questore – spiega ora la stessa Bottici sentita dal fattoquotidiano.it –. L’istruttoria è partita quasi congiuntamente ma, mentre Montecitorio ha trovato concretamente una metodologia per ricalcolare gli assegni, a Palazzo Madama ci si è occupati dell’analisi giuridica, dilatando inutilmente i tempi. Un ritardo che mi auguro di colmare molto presto, a testimonianza della forte volontà politica di queste Camere”. E quando la settimana scorsa dal Collegio dei questori di Montecitorio è arrivato l’ultimo carteggio indirizzato ai colleghi del Senato, con tanto di nota del presidente dell’Inps Tito Boeri allegata agli atti, non c’era ormai tempo sufficiente per rimettersi in carreggiata e recuperare il terreno perduto nei confronti della Camera.

Insomma, settimane di “melina” che hanno rallentato – per non dire paralizzato – i lavori del Consiglio di presidenza del Senato. Sul quale, peraltro, pende ora un’ulteriore incognita. Quella della Lega, d’accordo in linea di principio sulla necessità di tagliare i vitalizi, ma perplessa sulle modalità seguite dagli alleati del Movimento 5 Stelle. “Prima di votare queste norme vogliamo vederci chiaro. Vogliamo avere i documenti con i calcoli dell’Inps e gli effetti sui singoli assegni. Non abbiamo intenzione di mettere in difficoltà economiche un anziano o una vedova. E abbiamo chiesto con lettera ufficiale al presidente Fico che sia ascoltato il parere dei costituzionalisti sulla delibera”, ha spiegato del resto a Il Fatto Quotidiano il deputato Marzio Liuni. Dubbi relativi al metodo seguito alla Camera, ma, secondo quanto risulta al fattoquotidiano.it, ampiamente condivisi anche dai colleghi di Palazzo Madama. Dove, in ogni caso, a breve si dovranno scoprire le carte. Solo allora si capirà se, sulla partita dei vitalizi, l’asse Lega-M5S (che insieme hanno la maggioranza negli Uffici di presidenza di entrambe le Camere) reggerà o se, al contrario, prevarranno le geometrie variabili di un Carroccio alleato di governo con i Cinque Stelle ma politicamente con quel centrodestra di cui la Casellati è diretta espressione.

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