Aumentare il costo dei contratti a termine “è un errore perché l’occupazione non si genera irrigidendo le regole. Sono solo elementi formali che non porteranno alcuna positività, compresa anche l’idea sulle causali. E bella la forma ma la sostanza non la vediamo”. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha commentato così i contenuti della bozza del decreto dignità preannunciato dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio“Voti non li diamo, aspettiamo i provvedimenti”, ha poi precisato Boccia. “Ma ora oltre alle questioni dei migranti e delle pensioni deve cominciare a definire un intervento organico di politica economica a medio termine che rimetta a centro il lavoro e l’industria”.

“Noi abbiamo posto una questione di metodo: è opportuno ora definire quali siano gli effetti sull’economia reale degli interventi che si vogliono utilizzare e pensiamo che una delle prima cose da realizzare sia una maggiore occupazione dei giovani e un maggiore valore netto in busta paga per i lavoratori a partire dal taglio del cuneo fiscale. Non possiamo concepire – aggiunge Boccia – una società che torni a un neocorporativismo in cui si pongono questioni categoriali e non complessive. Nel nostro paese tutte le imprese devono crescere e per questo si ha bisogno di politiche economiche virtuose”.

La bozza del decreto, atteso in consiglio dei ministri nei prossimi giorni, prevede che il limite massimo di durata dei contratti a termine resti di 36 mesi, ma ogni rinnovo a partire dal secondo avrà un costo contributivo superiore dello 0,5% rispetto a quello attuale. Mentre le proroghe non potranno essere più di quattro contro le cinque attuali. Viene anche aumentato a 270 giorni il termine per impugnare la conclusione del contratto.

Il Centro studi di Confindustria ha presentato mercoledì il rapporto Dove va l’economia italiana e una proposta per l’eurozona. Riguardo alle prospettive di crescita della Penisola si legge che “la dinamica meno favorevole del Pil si ripercuote sui conti pubblici” ma “ora molto dipenderà dalle scelte di politica economica che adotterà il Governo riguardo la clausola di salvaguardia, l’attuazione di misure espansive indicate nella risoluzione al Def e nel Contratto di Governo e l’intenzione di rispettare i vincoli di bilancio“. “Non è chiaro” come queste cose “potranno essere conciliate” e “su questo terreno verremo giudicati dagli operatori finanziari che acquistano il nostro debito pubblico“.

Per rispettare pienamente il percorso verso il pareggio di bilancio, ricorda il report, la correzione strutturale dei conti pubblici richiesta quest’anno sarà pari a 0,5 punti di Pil, pari a poco meno di 9 miliardi di euro. “Quest’anno è dubbio il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita con i numeri presentati nel Def ed è plausibile la richiesta di una manovra correttiva in corso d’anno”. Stando allo scenario previsto dal Def, ricorda il Csc, la correzione necessaria sarebbe pari a 0,2 punti di Pil, cioè 3,5 miliardi di euro.