No alla libertà. Il tribunale del Riesame ha respinto le istanze di scarcerazione presentate dai difensori dei quattro manager della società del gruppo Parnasi, Eurnova, arrestati nell’ambito dell’inchiesta legata al progetto del nuovo stadio della Roma. Restano pertanto in carcere Gianluca Talone, Simone Contasta, Giulio Mangosi, Nabor Zaffiri, collaboratori dell’imprenditore. La settimana scorsa la gip Maria Paola Tomaselli disposto i domiciliari per Luca Caporilli, il collaboratore di Parnasi in un primo momento finito a Regina Coeli, che ha ammesso le proprie responsabilità collaborando con gli inquirenti. La scorsa settimana è stato anche disposto l’obbligo di firma per il consigliere regionale del Pd Michele Civita. Secondo la procura, Parnasi per superare gli ostacoli burocratici e arrivare all’approvazione del piano, avrebbe promesso a politici e funzionari denaro, lavori e assunzioni. Associazione a delinquere, corruzione, traffico di influenze, frodi fiscali, finanziamenti illeciti, i reati contestati, a vario titolo, alle nove persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta.

L’imprenditore avrebbe tentato di ‘oliare’ i vari passaggi dal 2017 in poi, con una corruzione che la gip Maria Paola Tomaselli definisce “sistemica”. Per farlo si sarebbe servito di tanti, a cominciare dall’avvocato Luca Lanzalone che per la giunta Raggi seguiva la trattativa sulla modifica del piano e che in cambio dell’aiuto fornito a Parnasi avrebbe ricevuto incarichi e consulenze del valore di 100mila euro. Lanzalone è ai domiciliari con l’accusa di corruzione. Intanto va avanti la fase istruttoria e nuovi dettagli potrebbero arrivare presto da documenti e cellulari sequestrati durante le perquisizioni effettuate la settimana scorsa.

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