Il governo Lega-M5s non ha spinto gli elettori 5 stelle a sostenere la destra al secondo turno delle amministrative. O almeno non dappertutto e non in modo univoco. L’Istituto Cattaneo ha analizzato i flussi delle sette città più popolose dove si è votato al ballottaggio (Pisa, Ancona, Terni, Teramo, Brindisi, Siracusa e Ragusa) e ha rilevato come i sostenitori grillini, in assenza del loro candidato, vanno a destra o sinistra “senza un modello univoco”: nella zona rossa “colpiscono il sistema di potere Pd”, al Sud è “un voto più volatile e mutevole che può più facilmente cambiare direzione”. Quindi è necessario valutare caso per caso. L’elettorato di centrosinistra, invece, riesce a tenere serrati i ranghi quando il proprio candidato è al ballottaggio, mentre quando non c’è (come nel caso di Terni) si divide tra astensione (prevalente) e M5s. Anche in questi tempi di grandissima volatilità elettorale, insomma, si conferma solida la barriera fra centrodestra e centrosinistra. Per quanto riguarda il comportamento complessivo degli elettori, si nota “l’involontario mutamento che sta attraversando il il Pd, non più dominante al Nord”. Ma soprattutto: il centrodestra “sta mettendo solide radici nelle zone centrali del Paese”. Quindi il consenso per la Lega non è “episodico”. Diversa invece la situazione per i 5 stelle: da una parte si confermano i principali catalizzatori delle “seconde preferenze degli elettori” (hanno vinto 5 ballottaggi su 7), ma la “perdurante disorganizzazione a livello territoriale lo rende un partito d’opinione su scala nazionale” che “produce tensioni e incertezze nell’intero sistema politico, lacerato tra un faticoso tripolarismo nazionale e un più o meno imperfetto bipolarismo municipale”.

Effetti del governo gialloverde sugli elettori – C’è stata o meno la saldatura fra gli elettorati dei partiti che compongono la coalizione del governo? La risposta non è univoca: se questa c’è stata indiscutibilmente a Pisa (e – anche se mancano ancora i dati – nei comuni dove ha vinto il M5s come Avellino e Imola), ci sono altri casi, come Ancona e Brindisi, dove il quadro è più controverso. A Pisa infatti il 4 per cento del corpo elettorale “ha compiuto il passaggio dal voto ai 5 stelle al primo turno al candidato di centrodestra”. Diversa la situazione di Ancona: qui i grillini sono risultati più “indecisi” e “la scelta prevalente è stata quella del non-voto”: tra chi è andato a votare però, ha prevalso il “centrodestra (3,2% del corpo elettorale contro il 2 per cento del centrosinistra”. A Terni, dove i 5 stelle sono arrivati al secondo turno perdendo contro la Lega, si segnala che “il 7,1 per cento dell’elettorato di centrosinistra si è sentito estraneo alla sfida e non ha partecipato”. Per quanto riguarda Teramo, i grillini scelgono l’astensione al secondo turno (il 3,6 per cento di chi va a votare sceglie il centrosinistra). A Brindisi è chiaro il sostegno dei 5 stelle per il candidato di centrosinistra: che interessa oltre il 5 per cento di chi aveva scelto il M5s al primo turno. Ininfluenti i grillini a Siracusa, dove al secondo turno ha vinto il centrodestra. Quindi, come evidenziato dal Cattaneo, “le dinamiche locali e le personalità dei candidati, nei ballottaggi, sono aspetti fondamentali, quindi è spesso difficile individuare dinamiche nazionali”. Quello che si può ipotizzare è che gli elettori 5 stelle siano, nelle zone rosse, più “ideologici” e diretti cioè a “colpire il sistema” (laddove il sistema è identificato col Pd), mentre al Sud il loro è un voto più volatile e mutevole.

Crollo a sinistra, radicamento a destra – Osservando il quadro generale si nota che l’elemento più significativo è il crollo del centrosinistra che – nelle sue varie composizioni e combinazioni – controllava 43 comuni su 76 (56,6% del totale) mentre oggi ne controlla soltanto 27 (35,5%), con un calo di 21,1 punti sul totale dei casi esaminati. Il centrodestra, che guidava 21 amministrazioni, ne conquista 33 e anche le liste civiche, o indipendenti, incrementano il numero di comuni amministrati, passando da 7 a 11. Il M5s registra un bilancio in sostanziale pareggio: 5 erano i comuni amministrati prima del voto di domenica e 5 sono rimasti. Bilancio in rosso, dunque, per il Pd e il centrosinistra che arrancano da Nord a Sud, ma patiscono soprattutto nell’Italia centro-settentrionale. La ricerca evidenzia la mancanza di trasversalità e l’enorme difficoltà nel calamitare il consenso oltre il ristretto perimetro del centrosinistra, caratteristica che, invece, favorisce ancora una volta il M5s, vera e propria “macchina da ballottaggio”, scrive l’Istitituto di ricerche. “In tempi politicamente, socialmente ed economicamente turbolenti, più potere – osserva la ricerca – non implica soltanto più responsabilità, ma anche una più alta probabilità di essere scalzati dal governo”.

La geografia del voto conferma inoltre l’inarrestabile erosione “zona rossa”. Gli esiti di questa tornata elettorale segnalano una migliore tenuta del centrosinistra nella fascia costiera dell’Adriatico (Ancona, Teramo) fino alla Puglia.”Un indicatore dell’involontario mutamento che sta attraversando il Pd, non più dominante al Nord (al di fuori dei grandi centri urbani) e tendenzialmente più competitivo nelle zone dov’è meno radicato socialmente e non possiede una tradizionale storia di governo. Dall’altra parte, il centrodestra sta mettendo solide radici nelle zone centrali del Paese, a partire da quelle ex-rosse, confermando al contempo la sua diffusa presenza da Nord a Sud”. Il “vento” del 4 marzo, soprattutto a favore della Lega, scrive il Cattaneo, ha continuato a soffiare anche a livello locale, “rafforzando l’idea che non si tratta di un consenso episodico o fortuito, bensì radicato e diffuso nella società anche a livello locale”. Radicamento che resta il tallone d’Achille dei 5 stelle. I grillini da una parte escono “dalla tornata elettorale con la certezza di essere ancora il migliore catalizzatore delle seconde preferenze dei sostenitori o dei simpatizzanti degli altri schieramenti”. Una valutazione non secondaria, perché “la prova del governo nazionale al fianco della Lega non sembra ancora aver intaccato, se non qualche limitata eccezione, la rappresentazione post-ideologica né di sinistra né di destra”. La debolezza più significativa viene individuata nella “perdurante disorganizzazione” periferica. Quindi si conferma la natura di “partito d’opinione su scala nazionale” che “produce tensioni e incertezze nell’intero sistema politico, lacerato tra un faticoso tripolarismo nazionale e un più o meno imperfetto bipolarismo municipale”.