Mondiale russo, twitter globale. Una volta si diceva: è la stampa, bellezza! Oggi: è la comunicazione digitale, bellezza! Implacabile e impietosa, a essa non sfugge nulla. Soprattutto nello sport. E, nello sport, in particolare quando si tratta di calcio. Peggio della Tac.

Dunque, sono trascorse meno di due ore dal gol liberatorio del numero 10 carioca che suggella la faticata vittoria del Brasile su Costarica per 2 a 0. Alle 17 e 52 del 22 giugno, infatti, il divo Neymar twitta. Vuole spiegare ai suoi fan perché si è abbandonato a un pianto dirotto, inginocchiato sul prato, mentre gli zoom dei fotografi e le telecamere della Mondovisione immortalavano il suo sfogo.

Tradotto: non tutti sanno cosa ho passato per giungere qui, parlare, basta che loro parlino, come i pappagalli, però fare… Il pianto è di gioia, di liberazione, di grinta. Nella mia vita le cose non sono mai state facili! Il sogno continua, non è solo un sogno, è un obiettivo! Mi complimento con la squadra per la partita, siete Cazzuti! (in realtà FODA è l’acrostico di fortezza, nda)”. Nel momento in cui leggo il tweet, ci sono circa 300.000 mi piace, oltre 75000 retweet. La bella attrice britannica Katrina Laif, diva di Bollywood, gli scrive: “Love from India”.

Dalla frustrazione alla felicità. Dalla tristezza all’allegria. Il calcio è psicodramma. Terapia di gruppo. Lo ha capito il furbo Ramzan Kadyrov, il presidente della Cecenia che ha ospitato l’Egitto e che ha nominato il deludente Mohammed Salah cittadino onorario della sua repubblica (come, per esempio, Gérard Dépardieu).

Venerdì i due dovevano pregare assieme nella gigantesca moschea “Cuore di Cecenia” di Grozny per adempiere al salat (la preghiera obbligatoria del mezzogiorno), ma si sono visti solo i compagni di Salah. Mancava la star del Liverpool. Come mai, lui che è assai osservante? Un’assenza polemica. Salah è andato a pregare altrove. Lontano dalla squadra e soprattutto dai suoi dirigenti. Coi quali ha litigato. E discusso ferocemente a proposito dell’organizzazione imposta dagli uomini della federazione egiziana: “Siete stati dei dilettanti, avete sbagliato tutto!”.

Troppa gente a seguire gli allenamenti: attori, affaristi, politici, stelle dello showbusiness. Hanno rovinato la concentrazione, ci hanno fatto perder tempo e si è visto come tutto ciò abbia influito sul nostro rendimento in campo. Non è stato tenero, Salah. Ma non lo stati nemmeno i dirigenti con lui: “Abbassa i toni!”, chi ti credi di essere? Salah allora ha piantato tutti e si è rifugiato nella sua suite. Non è stata la prima volta che “un gatto nero ha attraversato la strada tra Salah e i burocrati del calcio egiziano”, hanno commentato i russi, parafrasando un detto popolare. Questioni di sponsor. Critiche sulla sua opaca prestazione. Su Salah incombono pressioni gigantesche, è un uomo immagine che vale almeno 200 milioni di dollari l’anno, lo sportivo più amato all’ombra delle Piramidi.

Per cercare di salvare capra e cavoli, Kadyrov ha avuto l’idea di offrirgli venerdì sera, durante uno dei tanti ricevimenti offerti in onore degli ospiti egiziani (che sia questa la ragione delle loro non soddisfacenti prestazioni?) l’onorificenza, sperando di rivederlo giocare – almeno con la nazionale – un’amichevole contro il club locale Ajmat Groznij.

Veleni: pietanza tradizionale del calcio. “V” come vittoria: quella svizzera contro i serbi. E l’esultanza assai politicizzata del kosovaro Xherdan Shaqiri, autore del gol che ha siglato il successo elvetico e che ha mimato con le mani, come il suo compagno Granit Xhaka (pure lui kosovaro), il volo dell’aquila, simbolo dell’Albania. L’ex provincia serba del Kosovo ha dichiarato l’indipendenza nel 2008, la Serbia non l’ha riconosciuta, la sua autonomia è garantita dalle truppe Nato. Belgrado si è risentita, i serbi sono considerati fratelli minori in Russia, vuoi per affinità linguistiche e religiose, vuoi perché ci sono forti legami politici e commerciali. E pure connessioni tra estremisti nazionalisti di estrema destra. L’Europa “nera” delle piccole patrie che Putin alimenta…

Ma la “V” anche come Violenza. Aspettavamo gli hooligans inglesi, si sono esibiti – si fa per dire – quelli argentini e croati che giovedì 21 giugno si sono presi a cazzotti in quel di Nizhny Novgorod, dopo la sconfitta della squadra di Messi a opera dei corsari croati. Il comitato organizzativo di Russia 2018 ha comunicato che sette ultras argentini sono stati identificati – tramite video – e arrestati. Prove d’orchestra.