Sono arrivati in Italia nel 2016 dalla Siria grazie ai corridoi umanitari e oggi gestiscono il primo ristorante siriano di Torino. È la storia della famiglia Makawi, padre madre e cinque figli, scappata dal regime di Assad e arrivata in Italia: “In Siria facevo il meccanico e avevo un buon stipendio – racconta il titolare del ristorante Jamal Makawi, 54 anni, – ma ad un certo punto il regime ha iniziato a perseguitarci: sono stato in carcere 5 volte, mi hanno torturato, seguivano la mia famiglia”. L’ultima volta è stato dietro le sbarre per cento giorni e quando è tornato a casa ha trovato il suo magazzino distrutto: “Non avevo più nulla così abbiamo deciso di scappare in Libano”. La vita nei campi profughi libanesi non è facile racconta Talal, uno dei figli che dopo la scuola dà una mano tra i tavoli del ristorante: “Non ci piaceva essere rifugiati, ma non avevamo scelta”. L’obiettivo è arrivare in Europa, ma i rischi di prendere la barca e di sfidare il Mediterraneo sono molto alti: “Ogni giorno leggevo di persone morte in mare mentre cercavano di arrivare in Europa”. Così nel 2016, quando gli viene presentata la possibilità di accedere ai corridoi umanitari, non hanno nessun dubbio. Grazie al progetto della Sant’Egidio e della Diaconia Valdese, la famiglia Makawi riesce ad arrivare in Italia e ad aprire “Zenobia”, il primo ristorante siriano della città di Torino.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Io viaggio da sola, il progetto di Valentina Tomirotti per superare i limiti al volante

next
Articolo Successivo

Netflix, capo della comunicazione usa il termine “negro” durante una riunione: costretto alle dimissioni

next