Dov’è la nave Lifeline? Chi dovrà accoglierla? Sotto quale bandiera naviga? Ci sono solo domande al momento da porre sul caso della nave gestita da un’ong tedesca, che ha salvato oltre 200 persone al largo della Libia, e considerata pirata dal governo italiano perché L’Aja ha dichiarato che l’imbarcazione batte illegalmente la bandiera olandese. Allo stato per ogni dichiarazione offerta dai protagonisti di quello che sembra assomigliare sempre di più a un caso Aquarius, c’è una replica. L’ultima arriva da La Valletta. Le autorità maltesi hanno detto no allo sbarco della nave con a a bordo 224 migranti recuperati da un gommone a nord della Libia. Lo rende noto il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che sulla sua pagina Facebook pubblica la foto della nota con cui la Valletta giustifica il suo no, affermando che al momento in cui è stato dato l’allarme la nave della Ong si trovava in una zona di ‘Sar’, cioè di ricerca e soccorso, in acque libiche ma poi “ha ignorato le istruzioni spostandosi verso nord”. Per Toninelli, “la disumanità di Malta è lo specchio dell’atteggiamento dell’Europa”.

Lo scontro tra La Valletta e Toninelli – “Danilo Toninelli dovrebbe stare ai fatti. Il soccorso è avvenuto nell’area di ricerca e soccorso della Libia, tra la Libia e Lampedusa. L’operazione è coordinata dall’Italia. Malta non è coinvolta”, scrive su Twitter il ministro dell’Interno di Malta Michael Farrugia, retwittato dal premier Joseph Muscat. “Una notevole responsabilità anche da parte di Lifeline che è andata contro le regole internazionali, non seguendo le istruzioni di Roma”, continua Farrugia, riferendosi al Comando Generale del corpo delle capitanerie di porto di Roma che coordina i soccorsi nella zona. E riguardo alla nave, scrive: “Adesso ferma in acque internazionali, rischiando una situazione delicata. Dice di battere bandiera olandese. L’Olanda dice che è semplicemente una registrazione come imbarcazione da diporto”.

A sollecitare l’intervento di La Valletta era stato proprio il ministro delle Infrastutture e dei Trasporti: “Io da cittadino prima ancora che da ministro dico che Malta non può evitare di assumersi una responsabilità che è prima di tutto umanitaria. Dovrebbe essere, notizie di queste ore, in acque maltesi, ma non abbiamo ancora la certezza. Nel momento in cui saranno in acque maltesi – continua il ministro pentastellato che ieri aveva annunciato il sequestro dell’imbarcazione – la responsabilità dell’apertura di un porto per la messa in sicurezza sarà sicuramente a carico di Malta”. Respingendo come “falsità” quelle di Malta, Toninelli ribadisce che “prima c’è il salvataggio delle persone, questo nessuno deve metterlo in dubbio. Il salvataggio delle persone a bordo deve essere la priorità, dopo partirà l’indagine giudiziaria, e dopo l’indagine di bandiera ma quella nave non potrà più navigare. C’è poi la parte di legalità oltre che quella di sicurezza: la Lifeline afferma di battere correttamente bandiera olandese, l’Olanda ci dice che non si tratta di una nave Olandese, quindi l’indagine di bandiera andrà avanti”. Toninelli ha poi aggiunto in un post su Facebook: “Ho ancora due messaggi sul caso della nave Ong Lifeline: uno per Malta e uno per l’equipaggio dell’imbarcazione. Malta continua a voltarsi dall’altra parte e dice di non aver avuto richieste da Roma per aprire suoi porti alla Lifeline? Sappia che Roma, stavolta, non sta coordinando l’operazione. L’area di mare SAR (Search and Rescue) è maltese, come comunicatole da Frontex. Apra i porti e salvi le vite umane come ha fatto sempre e solo l’Italia. Alla Lifeline invece dico semplicemente: siete in acque SAR maltesi, chiedete ufficialmente l’apertura del POS (Place of Safety) a Malta. Abbiate senso di responsabilità nei confronti delle vite umane che avete a bordo. Dopo, con la Guardia Costiera, affronteremo la questione del sequestro per avviare l’inchiesta di bandiera”.

I dati sul portale ufficiale e il caso della “nazionalità” – Non c’è solo lo scontro tra governi sull’eventuale accoglienza. “La nostra nave batte bandiera olandese“, fa sapere la ong Mission Lifeline, proprietaria della nave che su Twitter pubblica anche un documento a dimostrazione della sua provenienza. Dati che confermano quanto verificato da ilfattoquotidiano.it sulla base dei dati consultabili sul portale ufficiale dell’Imo, l’Organizzazione marittima internazionale. “I dati riportati su quel portale – spiegano fonti della Guardia costiera – hanno priorità: sono tendenzialmente i più affidabili e su quelli si basano i controlli nei porti”. Anche se, aggiungono, “potrebbero non essere aggiornati”. I dati contenuti nella foto pubblicata dalla Ong per rafforzare la tesi della bandiera olandese corrispondono a quelli registrati sul portale www.gisis.imo.com, anche se – è bene specificarlo – il documento accerta la registrazione presso la Watersportverbond, una federazione velistica dei Paesi Bassi, e riporterebbe la dicitura “pleasure craft”, nave da diporto. Sul registro Imo, la Lifeline è però registrata come Search&Rescue: “La tipologia di attività su Imo è prevalente”, ribadiscono fonti a Ilfattoquotidiano.it.

“Arresto e sequestro”. Non può farlo la Guardia costiera – La Ong – contattata tre volte via email – ha smentito la rappresentanza dei Paesi Bassi presso l’Unione europea, che il 21 giugno aveva dichiarato che Lifeline e Seefuchs (una seconda nave in mare nel Mediterraneo) “non viaggiano con bandiera olandese, secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos). Appartengono a Ong tedesche e non sono registrate in Olanda”. Ancora giovedì sera anche il ministro dell’Interno, a Terni per un comizio aveva ribadito che la nave “batte abusivamente bandiera olandese e quindi è una nave fantasma. È una nave pirata come quella di capitan Uncino. Io le navi fantasma nei porti italiani non le voglio. Vadano altrove, vadano a Malta che è più vicina. Se arrivano in Italia gli sequestriamo la nave e processiamo l’equipaggio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina“. Di certo, il sequestro in mare non potrà essere effettuato dalla Guardia costiera: l’operazione – se la nave dovesse battere illegalmente bandiera olandese – spetterebbe alla Marina militare secondo le regole Unclos. Ora l’annuncio della Organizzazione non governatica complica ulteriormente le cose, mentre a bordo dell’imbarcazione ci sono ancora 239 migranti che aspettano di approdare in un porto sicuro. Nella notte, intanto, la stessa Lifeline ha fornito assistenza a un mercantile che è intervenuto in soccorso di un altro gommone in difficoltà.

Le mail della Ong: “Ecco dove siamo” – Nella mail al Ilfattoquotidiano.itAlex Steier, il portavoce della ong – nuovamente contattata – ribadisce che la nave è “sempre stata in acque internazionali e lo è ancora”. E alla domanda su dove si trovi in questo momento ha inviato uno screenshot di una mappa Google che la colloca a metà strada tra Tripoli e La Valletta. Sulle condizioni dei migranti a bordo la missione Lifeline risponde che sono “Ok” ma “nessun rifiugiato in arrivo dalla Libia è in buone condizioni a causa di stupri, torture e schiavitù”.  Contattato da Radio Capital Steier dice: “In Europa c’è libertà di parola, e il ministro Salvini ha il diritto di dire cose del genere, ma stiamo lavorando seguendo le leggi internazionali”, ribadisce: “Al momento siamo a metà strada fra Libia e Malta” e assicura: “la situazione è tranquilla, la gente ha avuto coperte, cibo e assistenza medica dai nostri medici e infermieri. Non abbiamo feriti gravi. Speriamo che la situazione si risolva presto”. I migranti potrebbero essere accolti, come quelli di Aquarius, in Spagna. Il ministero degli Esteri spagnolo è in contatto con Malta, Italia e Francia ha fatto sapere la portavoce del governo spagnolo Ibabel Celaà nella conferenza stampa successiva alla riunione del consiglio dei ministri. 

Photos: Hermine Poschmann / MISSION LIFELINE
Video Missione Lifeline

Ha collaborato Massimiliano Sfregola