Genova, 18 giugno 2018 – Il mio nome è Paolo Farinella, sono prete a Genova. Ho votato due volte il M5S: nella passata legislatura solo alla Camera e il 4 marzo 2018 alla Camera e al Senato. Le confesso che ho sempre nutrito qualche simpatia per il percorso del M5S, anche perché ho molti amici che militano, convinti, e capisco le loro ragioni. Non mi piace l’ispirazione di fondo del nuovo governo che, semplificando, chiamerei «confuso sull’approssimativo». Lei abolisce destra e sinistra e fa bene se si riferisce a ciò che offre il convento italo-europeo, dove la destra prospera insieme al vetero-neo-fascismo, mentre della sinistra si sono perse le tracce, almeno dal 2007, da quando Pierluigi Bersani da ministrò varò «la lenzuolata delle liberalizzazioni», piegandosi al mercato senza regole, esattamente come faceva Berlusconi per interesse. Non è mai esistito un «mercato» vero, ma solo un mercato gonfiato, corrotto, manomesso, prateria provvidenziale per la destra storica e… geografica.

Poi venne Renzi Matteo, che fu accolto come il messia in un mare di vuoto circondato di nulla spinto. Essere qualcuno in un deserto è una grande soddisfazione! Il suo obiettivo era distruggere il Pd e farsi un partitino suo che garantisse la sopravvivenza economica e d’interessi propria e dei suoi compagni e compagne di merenda. Missione compiuta in meno di quattro anni. Un record! Da presunto leader, per altro spergiuro (aveva promesso di ritirarsi dalla vita politica, mentendo), si è ridotto a una farsa farsesca. Il suo più grande desiderio fu, riuscendoci, di essere sosia di Berlusconi, usando per sé Istituzioni e Stato. Poi venne Waterloo, il referendum sulla costituzione, in cui lei e il M5S, insieme a tanti altri, buoni e cattivi (era un referendum!), me compreso, abbiamo dato il colpo di grazia. Di questo vi faccio merito, ma me ne prendo un po’ anche io e tanti altri come me.

Ho votato M5S il 4 marzo 2018, usandolo come «piede di porco» per dare una spallata alla finzione Renzi e alla cariatide Berlusconi che ancora oggi pesa come un macigno antidiluviano sull’economia, sull’organizzazione, sull’amministrazione pubblica e sull’informazione che insieme a Renzi ha preso in ostaggio, come il cane prende l’osso. Essi infatti hanno usato tutte le Tv con racconti, immagini, imbonimento, e sempre senza contraddittorio. I liberali e democratici!

Lei, Di Maio, si vanta di avere fatto un «contratto» preventivo per essere giudicato da quello che farà corrispondente all’impegno scritto. In campagna elettorale, però, aveva ca-te-go-ri-ca-mente giurato (pure lei!) di non fare mai un governo con la Lega di Salvini. Se lo avesse detto, io e tanti altri mai vi avremmo votato, nemmeno sotto tortura. Mi sento ingannato. Sarebbe stato preferibile andare a elezioni anticipate subito, pur di mantenere la parola data. Capisco che lei avesse un problema serio e uno vero. Il serio: se avesse saltato questa tornata, per lei sarebbe finita lì, in base alle regole interne del M5S e sarebbe stata una fine ingloriosa, di fallimento: partito come presidente del consiglio, esce di scena come signor nessuno. Il problema vero: la responsabilità primaria di tutto ciò è del Pd arroccato sull’Aventino, per motu proprio di Renzi, ancora una volta dimessosi per finta!

Costui, senza lungimiranza, accecato dal proprio narcisismo patologico che non accetta sconfitte e tanto meno le elabora, ha segato il ramo dove stava seduto, regalando lei, armi e bagagli, a Salvini. Non perdonerò politicamente al Pd la scelta demenziale di snobbarvi, impedendosi di condizionare positivamente il possibile governo con voi. Fu la piccola vendetta del fiorentino che volle umiliarvi per lo streaming maldestro e ridicolo con Bersani nel 2013. Prodezza che resta solitaria nella storia dell’imbecillità. Quando gli statisti sono di cartapesta, il risultato è il fascismo e le leggi razziste che oggi ritroviamo al governo, nonostante il divieto della Costituzione.

Vedo che al governo vi state barcamenando perché il puparo è Salvini, che usa tutti gli strumenti, le tv, i talk-show e le piazze per aumentare consensi, arrivando fino al ribrezzo di usare una nave di disperati, bambini compresi, in mezzo al mare per fingere di ricattare l’Europa e far vedere che lui, come Mussolini, i problemi li risolve, stando fermo. Lei che ha sempre predicato la legalità e l’onestà, forse dimentica che l’Italia ha firmato trattati internazionali e ha giurato sulla Suprema Carta che vincola lei e il ministro Salvini a comportamenti consoni alle Leggi e al Diritto. Dimentica che, in quanto eletti, non siete più i capi di una fazione, ma agite in nome e per conto dell’Italia, quindi anche di me. Se voi disattendete per primi la Costituzione e le Leggi dello Stato, non meritate il mio rispetto e quello dei cittadini che si sentono parte del mondo e dell’umanità e non nazionalisti chiusi e ghettizzati. Io vi ripudio e vi combatterò con tutte le mie forze, senza presunzione, senza pregiudizi, ma senza nemmeno condividere il vostro indirizzo ispiratore che mi pare solo occasionale commercio di convenienze.

Prima di me e di lei e dell’Italia viene la dignità, il rispetto degli impegni, «la disciplina e l’onore» su cui lei e voi avete giurato. Prima dell’economia viene la compassione, come partecipazione umana alla sofferenza altrui. Diceva Agostino di Ippona che se lo Stato perde il senso del Diritto, si trasforma inevitabilmente in una banda di ladri. Mi auguro che lei possa smentirmi con i fatti, ma anche con le parole, perché, come la vivo io, la Politica è l’arte di indirizzare le persone verso ideali altissimi, anche se questo costa voti e interessi momentanei. Non si può rincorrere il consenso abbassando sempre di più il livello dell’etica e dell’umanità. Per avere fatto questo, a forza di male minore in male minore, siamo arrivati al degrado in cui ci troviamo.

Verrà un giorno in cui la Storia dei nostri discendenti pianterà sulla nostra tomba un cartello con la scritta «Vergogna planetaria» oppure la bandiera dell’orgoglio della civiltà: «Per essere fedeli al senso di civiltà che non conosceva barriere, furono capaci di dare anche la vita. Non c’è amore più grande di chi offre la propria vita per gli altri». Questa è civiltà, questa è Costituzione. Questo, per me, e per lei che frequenta San Gennaro, è Vangelo.

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