Da un lato la maggioranza, che nella sua risoluzione al Def (votata dalla Camera con 330 sì, 242 no e 4 astenuti) impegna il governo a “realizzare nel tempo un cambio radicale del paradigma economico”, assumere tutte le iniziative “per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia inerenti l’aumento dell’aliquota Iva e delle accise su benzina e gasolio”, “superare la logica del fiscal compact” e “riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei per quanto riguarda i saldi di bilancio“. Dall’altro il ministro dell’Economia Giovanni Tria che ancora una volta frena. E ricorda come i paletti esistenti vadano comunque rispettati: “E’ bene non mettere a repentaglio“, avverte, “l’evoluzione” prevista dal quadro macroeconomico tendenziale del Def, in base al quale il deficit calerà allo 0,8% del pil nel 2019 in modo da raggiungere il pareggio di bilancio nel 2020, con il debito che “inizierebbe un chiaro percorso discendente“. Un percorso – spiega il ministro nella sua replica alla discussione generale sul Def nell’aula della Camera – che va a vantaggio del Paese. Perché “l’impegno sul debito è essenziale ed è condizione di forza per rivendicare per l’Italia e per l’Europa tutta, come una svolta, la decisione di considerare le spese per investimenti diversamente dalla spesa corrente: una scelta per cui i tempi sono ormai maturi”.

Tria: “Consolidamento di bilancio condizione necessaria” – “Il consolidamento di bilancio è condizione necessaria per mantenere la fiducia dei mercati finanziari, imprescindibile per tutelare i risparmi italiani e ottenere una crescita stabile”, ha ribadito il titolare del Tesoro intervenuto in Aula alla Camera nel giorno del voto sulla risoluzione di maggioranza sul Documento di economia e finanza. “Lo scenario tendenziale del rapporto deficit-Pil sarà oggetto di seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico” in stretta collaborazione con l’Unione europea, ha anticipato Tria. “Nel rispetto degli impegni europei e della normativa italiana”, che come è noto comprende il pareggio di bilancio inserito all’articolo 81 della Costituzione, “si individuerà il percorso più adatto” sempre tenendo sotto controllo l’andamento del debito. Da Bruxelles il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici ha ricordato intanto che “l’Italia è il Paese che ha beneficiato della più grande flessibilità” e ha rivelato di aver parlato al telefono con Tria che gli ha detto “che l’Italia vuole mantenere il suo posto all’interno della zona euro di cui è la terza economia. Vuole essere un paese forte e rispettato e mantenere i suoi impegni. Avrò occasione di discuterne di nuovo tra due giorni, incontrerò Tria al consiglio Ecofin per l’Eurogruppo in Lussemburgo e poi, al momento opportuno, ad ottobre, esamineremo la Finanziaria”.

“Priorità a rilancio degli investimenti pubblici, rimediare a perdita di competenze tecniche” – Per l’ex docente a Tor Vergata, “seguendo le linee illustrate dal presidente del Consiglio sarà possibile conciliare la crescita e l’occupazione con la sostenibilità del debito”. Nel quadro programmatico che verrà presentato in autunno (il governo Gentiloni si è limitato alla parte tendenziale) saranno indicate le “opportune coperture” per le misure di politica economica da mettere in campo. Tenendo conto che le prospettive vanno aggiornate perché si basano su “informazioni che sembrano ormai obsolete” alla luce del rallentamento degli ultimi mesi: “Il raggiungimento della crescita media proiettata nel Def per il 2018 richiede un’accelerazione nella seconda metà dell’anno” e “per quanto riguarda il 2019 e gli anni seguenti, i tassi di crescita previsti nel Def a legislazione vigente sono ancora alla nostra portata ma richiedono una adeguata strategia di politica economica, soprattutto se le preoccupazioni circa gli effetti diretti e indiretti sulla nostra economia di un eventuale inasprimento delle tensioni protezionistiche trovassero conferma”.

L’accelerazione della crescita, secondo Tria, dipende in modo cruciale dal rilancio degli investimenti pubblici, “che consentiranno di conciliare l’attuazione del programma di riforme strutturali annunciato dal governo con un quadro di finanza pubblica coerente con l’obiettivo di diminuzione progressiva del rapporto debito pil, sul quale il governo si è impegnato”. La lista degli interventi ritenuti prioritari parte dunque da quello “immediato e deciso per la rimozione degli ostacoli che hanno impedito fino a oggi di tradurre in azione effettiva i programmi di rilancio degli investimenti pubblici, in termini qualitativi e quantitativi. Purtroppo negli ultimi anni questi ostacoli non solo non sono stati rimossi ma sono stati rafforzati, anche in modo sconsiderato“. “Il governo è infatti consapevole che i maggiori ostacoli alla spesa pubblica per investimenti non vengono dalla carenza di risorse finanziarie bensì dalla perdita delle competenze tecniche e progettuali delle amministrazioni pubbliche, dalla spesso difficile interazione tra le amministrazioni, e dagli effetti non voluti del recente codice per gli appaltigià criticato dal vicepremier Luigi Di Maio“Verrà istituita una task force all’interno del governo con l’intento di affrontare tali temi in maniera rapida e organica”.

“Ruolo centrale al reddito di cittadinanza. Intervento non assistenziale” – Quanto alle misure prioritarie, “la semplificazione del sistema fiscale e la progressiva riduzione della pressione fiscale sono da tempo considerate parte essenziale di un orientamento pro-crescita. Assicurare un reddito dignitoso a chi è temporaneamente in stato di disoccupazione è condizione essenziale per consentire in un quadro di stabilità sociale l’innovazione tecnologica e la ristrutturazione aziendale”. Di conseguenza “il reddito di cittadinanza, volto a contrastare le sacche di povertà presenti in Italia tramite interventi non assistenziali bensì tramite l’integrazione nel mercato del lavoro, avrà un ruolo centrale”. “Ogni proposta di riforma” sarà comunque “articolata in considerazione degli effetti sulla crescita e sulla dinamica delle finanze pubbliche“, ha assicurato Tria.

La risoluzione di maggioranza: “Chiedere alla Ue regole più flessibili e spazi per spese produttive” – “Sarà d’obbligo impostare in Europa un dialogo nuovo, per ottenere regole di bilancio più flessibili e spazi maggiori per le spese produttive”, ha spiegato il relatore al Def Federico D’Incà in aula alla Camera leggendo un passaggio della risoluzione che sarà votata dell’assemblea. ”Prioritario è il superamento della logica del fiscal compact, la cui integrazione all’interno dei trattati europei è da scongiurarsi assolutamente”, ha continuato. L’obiettivo dunque – in linea con quanto da tempo sostenuto dal Movimento 5 Stelle – è evitare che regolamenti e direttive in base alle quali i paesi dell’Eurozona devono sforzarsi di ricondurre il debito/pil verso il 60% diventino parte integrante della legislazione comunitaria.

Quanto al disinnesco delle clausole di salvaguardia, l’aumento Iva “potrà e dovrà essere sostituito da misure alternative con futuri interventi legislativi che saranno valutati dall’attuale governo”, ha affermato il relatore al Def in Senato Alberto Bagnai (Lega). Tra gli interventi da adottare il relatore indica “un mix virtuoso di maggiori investimenti pubblici, riduzione della pressione fiscale e il sostegno ai redditi più bassi”. Va semplificato, in particolare, il rapporto tra l’Agenzia delle entrate e il contribuente e vanno abolite “misure penalizzanti per i contribuenti onesti“. I temi che dovranno essere affrontati con la prossima legge di bilancio sono poi, si legge nella risoluzione, la lotta alla povertà, lo stimolo alle politiche attive, il superamento della legge Fornero, misure per la scuola. Futuri provvedimenti per estendere il reddito di cittadinanza ”restano senz’altro necessari” e occorre “ampliare la portata” dei Bes, gli indicatori di benessere equo e sostenibile, inseriti negli ultimi anni nella programmazione di bilancio.