Questi sono i conti della serva, tutti recuperati attraverso fonti ufficiali e/o statistiche fornite da istituti di analisi accreditati presso il governo italiano.

Aiutiamoli a casa loro? Partiamo dagli aiuti che l’Italia avrebbe dovuto garantire ai Paesi del terzo e quarto mondo, quelli di massima povertà. Il nostro impegno, preso con l’Unione Europea e con l’Onu era di destinare loro almeno lo 0,7 per cento del Pil. Dall’anno 2009 e in coincidenza con l’inizio dell’ondata migratoria l’aiuto è progressivamente sceso fino a raggiungere il -70% di quanto promesso. Ecco, già solo questo dato ci aiuta a dimostrare la distanza tra il dire e il fare.

Per rallentare l’ondata, che fa fuggire ogni giorno circa 44.500 persone, dovremmo investire essenzialmente nelle cause principali:
1) le emergenze sanitarie (profilassi generale, costruzione di ospedali, assistenza domiciliare);
2) emergenze climatiche (dissesto idrogeologico, contrasto alla siccità);
3) l’assetto democratico e statuale dei Paesi prede di guerre a carattere endemico.

L’Unione europea ha deciso di triplicare le somme stanziate per far fronte alla crisi migratoria. Si passa dai 13 miliardi di euro (per sette anni) ai 35 miliardi di euro. Di questi però 2, 3 miliardi di euro saranno destinati a misure di sicurezza compresa l’assunzione di 10mila agenti di frontiera impegnati sotto l’egida dell’agenzia europea Frontex e 1,3 miliardi per l’acquisto di macchinari di sorveglianza e controllo (sistemi di rilevamento elettronico etc). Ps. Le cifre vanno sempre divise per sette anni, qual è la durata della pianificazione economica.

Poi ci saranno soldi per la costruzione degli hotspot nell’Africa subsahariana e lungo le coste (centri di stazionamento recintati). Invece i cosiddetti “aiuti a casa loro” sono di pertinenza dei singoli Stati membri che, al pari dell’Italia, drammaticamente li riducono.

Dovremmo sapere che aiutare un Paese povero significa anche aiutare le aziende italiane impegnate all’estero, contribuire al loro fatturato. L’economista Gianfranco Viesti, illustrando il divario tra nord e sud dell’Italia, documenta come ogni 100 euro investiti al Nord solo 5 euro tornano al Sud come partecipazione indiretta delle sue imprese (appalto, sub appalto, produzione di beni e servizi necessari) all’opera da realizzare. Viceversa per ogni 100 euro di investimenti impegnati al Sud 40 euro tornano al Nord perché il suo assetto industriale e il suo know how è maggiore e dunque per realizzare la medesima opera il Sud chiederà al Nord produzioni specialistiche, interventi e somministrazione di beni e servizi più numerosi.

Adesso badate al divario di natura tecnologica, industriale, di ricerca tra l’Italia o qualunque altro Paese europeo, e quelli poveri. Realizzare in Africa una strada, una diga, un ospedale, un edificio, un piano regolatore saranno opere alle quali le imprese di casa nostra (italiane e europee) parteciperaebbero in massa, come sempre è stato. Aiutarli a casa loro significa quindi anche dare ricchezza a casa nostra, vero?

Adesso però vediamo quanto i migranti direttamente aiutano la nostra casa e quanto noi li aiutiamo.

Gli immigrati iscritti nell’anagrafe tributaria (2,4 milioni nel 2016) producono 130 miliardi di euro di valore aggiunto pari all’8,9% del nostro Pil (Prodotto interno lordo). Il prodotto economico di questo capitale umano da solo raggiunge e supera il Pil di Paesi come l’Ungheria, la Slovacchia la Croazia.

I lavoratori immigrati versano 11,5 miliardi di euro all’anno di contributi previdenziali, producendo un saldo positivo per l’Inps. Come sapete l’Inps finanzia le pensioni attraverso i contributi dei lavoratori in essere. Bene. Essendo i lavoratori stranieri molto più giovani di noi (1 ogni 10 italiani ha 75 anni; 1 ogni 100 stranieri ha 75 anni), godono meno del sistema pensionistico e lo foraggiano di più. Il saldo ci dice che 620 mila pensionati italiani ricevono attualmente la pensione grazie al loro lavoro.

I lavoratori stranieri hanno dichiarato al fisco (annon 2014) 45,5 miliardi di euro versando Irpef netta per 6,8 miliardi di euro. Ma anche loro, parliamo dei residenti regolarizzati, usufruiscono del welfare, dei servizi sociali, della sanità pubblica, e di quella rete statuale a cui ha diritto ogni cittadino italiano. Persino il saldo della spesa pubblica (uscite-entrate) è attivo per 3,9 miliardi di euro (uscite per 12,6 mld entrate per 16,5 mld).

Evito di domandare quale sarebbe il costo dell’assistenza domiciliare (colf e badanti) a carico delle famiglie italiane senza la presenza degli immigrati o di domandarvi quante imprese italiane sarebbero fallite senza il lavoro sottocosto dei migranti (ve lo dico io: circa 200mila secondo le stime).

Lascio soltanto i numeri ufficiali che servono (a ciascuno di voi) a dare la misura esatta della vergognosa mistificazione che si sta realizzando, l’informazione manipolata, la percezione alterata, la radice intima e purtroppo di massa di un razzismo che affiora dalle viscere del nostro corpo e si nutre delle bugie per nascondere quel che è.

E Matteo Salvini è in condizione di rettificare queste cifre? Ma lui non scenderà mai così in basso, gli basta la parola e la propaganda, che è pietanza gustosa per gli italiani affamati d’odio.

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