L’impiegato del catasto da posizione lavorativa è divenuto nell’immaginario una dimensione sociologica, il luogo in cui le nostre ambizioni si riducono fino ad appiattirsi, l’ufficio dove la burocrazia esprime tutta la sua perfidia o la sua pigrizia. Detto che, viste le nuove e più amare condizioni del lavoro, in tanti farebbero oggi salti di gioia per ottenerlo, desta comunque discreto stupore che l’ex premier spagnolo Mariano Rajoy, dopo trent’anni di politica e di potere di cui gli ultimi sette all’apice del comando e del governo, abbia scelto di tornare da dove era partito: nell’ufficio del catasto di Santa Paola, Alicante, una cittadina di 35mila abitanti.

La scelta di Rajoy, che dice di essere sempre stato innamorato del suo lavoro, merita l’applauso perché tradisce il plotone degli immarcescibili, degli eterni, dei viziosi del potere immobile e definitivo. E lo tradisce non per un lavoro da jet set: non va a dirigere una fondazione, non prende una cattedra universitaria, non fa l’opinionista, non diviene capitano di industria o scrittore. Va invece a dirigere un esausto ufficio periferico del catasto.

La scelta, in questo caso onorevole assai, conferma a noi che la vita è come il pan di spagna: orizzontale. Uno strato sull’altro. Finisce una e ne inizia un’altra. Se l’avessimo sempre in mente, eviteremmo tante magre figure, tante stupide ossessioni e delusioni e privazioni.

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