Matteo Salvini si lascia sfuggire la notizia di un faccia a faccia in settimana con Papa Francesco, ma dal Vaticano smentiscono qualunque contatto. Con tre parole, nette: “Non c’è niente”. In agenda non compaiono appuntamenti, né a porte chiuse né a margine dell’udienza generale. “Probabilmente questa settimana avrò l’onore di incontrare Papa Francesco e questo mi riempie di gioia”, l’annuncio del ministro dell’Interno, dimenticando che solo due anni fa indossava una t-shirt che recitava ‘Il mio Papa è Benedetto’ per contestare il dialogo interreligioso portato avanti da Bergoglio, colpevole, a suo dire, di “aprire le porte agli imam”.

A smentire la notizia è stato il portavoce della Santa Sede, Greg Burke, contattato da LaPresse, con quel secco: “Non c’è niente”. Salvini – va chiarito – non ha parlato di un colloquio in Vaticano. E un’occasione, in settimana, ci sarebbe: il saluto sulla pista dell’aeroporto di Fiumicino giovedì 21, prima che l’aereo papale decolli alla volta di Ginevra. Da protocollo, ogni volta che il Pontefice lascia il suolo italiano per un viaggio apostolico, il governo italiano invia un suo rappresentante, dal premier in giù, per un saluto formale, mentre il presidente della Repubblica invia un telegramma di congedo.

Il rappresentante dell’esecutivo che viene scelto è spesso un ministro – ma può essere anche un sottosegretario, come è accaduto in diverse occasioni per Gianni Letta nei governi Berlusconi o per Maria Elena Boschi nel governo Renzi – che viene avvertito due o tre giorni prima. Sarebbe un primo contatto, non sufficiente ad approfondire una questione che in maniera diversa sta a cuore a entrambi, quella della gestione del flusso dei migranti (da monarca, tuttavia, il Papa ha un interlocutore ufficiale dell’esecutivo che non può essere un ministro, ma dev’essere il premier).

L’ultimo tweet di solidarietà ai migranti postato da Bergoglio è stato seguito da un’ondata di critiche. “Giustamente lui parla alle anime”, era stato il commento di Salvini. “Parla del bene supremo, di tutti. Noi che siamo più piccoli e molto più legati ai problemi terreni, ai rifugiati garantiamo il necessario – aveva aggiunto il vice premier – Ma a coloro che non scappano dalla guerra e pensano che in Italia ci sia casa e lavoro per tutti ci permettiamo di dire, come fanno i francesi, gli spagnoli, gli austriaci, che non ce la facciamo ad aiutare tutti”.