“Fagioli”, “Mi piaccion le sbarbine”, canzoni indimenticabili.

Siamo nel 1980, ho dodici anni, ascolto la radio e mi innamoro degli Skiantos.

Sei anni dopo li vedo dal vivo al QBo, dopo un estenuante combattimento con torte di schiuma da barba mi faccio autografare un biglietto dell’autobus da Roberto “Freak “Antoni e da eterosessuale dichiarato, mi innamoro di lui e del suo messaggio subliminale: “Non sai suonare? Non ai cantare? Perché non formi una band?”. E così ho fatto. Pochi mesi dopo nascono i New Hyronja, band di insuccesso nella quale ho militato per più di 25 anni. Nel 1998 inizio le mie collaborazioni con Roberto, diventiamo amici e ci divertiamo tantissimo. L’ultima volta che l’ho sentito è stato un mese prima della sua scomparsa. Avrebbe dovuto scrivere la prefazione al mio romanzo di insuccesso CICCIONAZZI A CHICHEN ITZA. Gli accordi erano chiari: non ti dico di cosa parli, tu scrivi la prefazione. Mi disse «Ok. Dovrò stare un po’ in ospedale e avrò tempo per scrivertela. Sappi che ne parlerò malissimo». Purtroppo non se ne fece nulla.

Quanto mi manca Roberto e quanto sono stato contento martedì 12 giugno che al giardino Jhon Klemlen sotto un sole cocente sia stata inaugurata la statua in marmo di Freak sull’astronave toilet che grazie a due razzi a propulsione esce da un water (opera di pregiato marmo bianco delle cave Michelangelo di Carrara, 170x106x83 cm, peso 980 kg.) realizzata dall’artista Daniele Rossi grazie a un progetto di crowdfunding con l’approvazione della famiglia dell’artista scomparso.

Un evento demenziale istituzionale con tanto di sindaco Virginio Merola con fascia tricolore, assessore all’Immaginazione civica Matteo Lepore, presidente del Quartiere Porto-Saragozza Lorenzo Cipriani, lo scrittore Gianluca Morozzi, i regaz dello Stato Sociale Lodo, Bebo e Albi, membri degli  Skiantos (grande assente Fabio Testoni “Dandy Bestia” che purtroppo era all’ospedale, ma non preoccupatevi), Omar Pedrini che ha cantato il brano “Freak Antoni”, umarells, ex sbarbe, amici di “una vita spesa a schivar la fresa” e centinaia di persone devote al vate del demenziale, attratte anche dal buffet a scrocco.

A condurre l’evento Oderso Rubini, indimenticabili le parole di Margherita, la figlia di Roberto “Freak” Antoni, contenta dell’incredibile somiglianza della statua e felice che il proprio padre venga ricordato in questo modo “Volevo ringraziarvi tutti per questo giorno,  volevo ringraziare soprattutto Daniele Rossi e Corrado Marchese per la bellissima scultura. Avete reso questo piccolo spazio della nostra città un posto speciale per me e per la nostra famiglia. Qualche tempo fa, durante un pranzo, mia nonna, la mamma di Freak, mi ha confessato che il suo progetto per Roberto era un posto fisso alle Poste, non un rockettaro demenziale. Eppure, non lo ha mai ostacolato nel suo sogno, forse anche perché aveva constatato che Freak dietro a una scrivania in un ufficio non era credibile. Quindi forse il grazie più sincero va a lei, alla nonna che ha sempre sostenuto suo figlio ribelle, come cita la mia canzone preferita degli Skiantos. Sono una ribelle anche io nonna”.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=CH1HMLvWW2o

Applausi scroscianti. A togliere il velo dalla statua e ad inaugurarla è arrivata lei, Marisa, la mamma di Freak. «La statua è tale e quale. Anche i capelli. Non era mai pettinato. Era sempre così. Gli Skiantos per lui erano il mondo intero» dice ai microfoni dei giornalisti la musa ispiratrice della celebre canzone, sola a combattere contro il figlio e il marito ribelli che alla domanda «Le piace questa scultura con questo water?» replica con fermezza «Va benissimo. Roberto il suo tempo lo passava sopra al water con un gran libro che leggeva in continuazione. Era sempre così». Capito intellettuali? Grazie Freak e largo all’avanguardia!

Roberto “Freak” Antoni
(1954-2014)
Poeta, cantante, scrittore
“Distribuì la cultura a badilate”

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