Di tweet di Carlo Sibilia è già pieno il mondo (di internet): quella volta che il nuovo sottosegretario agli Interni disse che ancora non crede allo sbarco sulla Luna, l’altra in cui paragonava l’uscita di Imagine a “Italia5Stelle“, l’altra ancora in cui si felicitava del fatto che il Restitution Day era “più rivoluzionario dagli omicidi di Falcone e Borsellino” (notevole anche per la difficile comprensione). Del sostegno, della stima e dell’affetto della sottosegretaria al Sud Giuseppina Castiello nei confronti di Nicola Cosentino nei mesi in cui lui entrava e usciva dal carcere o dai domiciliari si sa un po’ meno. Sono prevedibili, ma per forza sottoposte all’ironia del destino le uscite poco urbane che i nuovi sottosegretari un tempo dedicarono nei confronti del loro vicepremier e del suo partito: “E’ il primo fannullone d’Italia” disse per esempio Vito Crimi – che starà a Palazzo Chigi con la delega all’Editoria – di Matteo Salvini, “la Lega non è diversa dagli altri partiti che usano le istituzioni per i loro interessi” commentò a novembre il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano.

Ma in sei mesi si è rovesciato il mondo e così il Sottogoverno del cambiamento risente dell’imbuto in cui Cinquestelle e Lega sono finiti insieme senza che lo potessero mai prevedere. Una cosa è il contratto di governo, “la Bibbia” da seguire per 5 anni. Un’altra sono le battaglie e le storie dei movimenti e di chi porta in giro le relative idee. E così compromesso – come per i governi cattocomunisti o cattoberlusconiani – è traducibile anche con cocktail: un chinotto cubano in cui inevitabilmente si ritrovano fianco a fianco chi voleva chiudere i rubinetti ai campi rom (Massimo Bitonci, Economia) con chi invocava protezione “e non sgomberi” per i bambini nomadi (Vincenzo Spadafora, Pari opportunità e giovani). Chi venti giorni fa a Taranto indicava la via della “chiusura e riconversione” dell’Ilva (Lorenzo Fioramonti, e infatti lavorerà all’Istruzione) e chi da ieri ha non una, non due, ma tre cariche come Dario Galli: sindaco di Tradate, ma anche parlamentare, ma anche sottosegretario allo Sviluppo – e che sviluppo: è già stato sindaco 25 anni fa, ma poi 3 volte deputato, ma poi presidente della Provincia di Varese, ma poi anche consigliere di Finmeccanica.

Il braccio destro di Savona: un premier mancato
Qualcuno di loro per poco non è diventato capo del governo. Prima di diventare sottosegretario agli Affari Europei, infatti, Luciano Barra Caracciolo era stato proposto come “migliore presidente del Consiglio”. La nomination non era esattamente in cima alla cartella Preferiti del Quirinale: lo scrisse infatti Scenarieconomici.it, il portale online animato proprio dal ministro Paolo Savona e gli altri del maniglione anti-panico per uscire dall’euro. E si capisce perché per Scenari Barra Caracciolo era il meglio capo di bottega: “Definirlo euroscettico è quasi un eufemismo” scrive in un ritratto il Sole 24 Ore. Su quel sito compare ancora un vecchio articolo – per pochi, pochissimi – intitolato “Ordoliberismo e euro” e ornato da una foto dalla bandiera dell’Unione Europea che ne nasconde una del Terzo Reich.

Sottosegretari sotto inchiesta
C’è chi avrà da dedicare un po’ di tempo a tribunali e avvocati. A parte il processo per diffamazione alla viceministra all’Economia Laura Castelli, i guai giudiziari toccano tre leghisti più di governo che di lotta. Per Armando Siri (tazebao vivente alla flat tax, depositato peraltro ai Trasporti dove al massimo si potrà occupare di accise) il guaio è già bello che andato con il patteggiamento a un anno e 8 mesi per bancarotta. Per Massimo Garavaglia (Economia) continua il processo per turbativa di una gara d’appalto per l’affidamento del Servizio di trasporto di malati dializzati in Lombardia. Per Edoardo Rixi – vicesegretario federale della Lega – è in corso il processo per peculato per le cosiddette “spese pazze” in consiglio regionale: “Era una prassi” ha spiegato lui una volta.

L’amica di Nick
C’è chi invece ai tribunali crede molto poco. La sottosegretaria Castiello (sottosegretaria al Sud, con la ministra Barbara Lezzi) faceva da scudo umano per proteggere dal giustizialismo Silvio Berlusconi (“La requisitoria sul caso Ruby evidenzia ancora un uso politico della giustizia”), Luigi Cesaro e soprattutto Nicola Cosentino, che finora ha totalizzato tre condanne (due delle quali per rapporti con i clan) per un totale di anni di pena in doppia cifra. Quando già Nick o’ Americano era indagato da tre anni la Castiello gli ribadiva il suo sostegno ricordando “una stagione politica straordinaria, fatta di sacrifici e di vittorie, in cui abbiamo imparato ad apprezzare un uomo ed un politico il cui impegno è sempre stato, caparbiamente e limpidamente, teso a fare il bene della nostra terra“. Sono passati gli anni (altri tre) e il sentimento non si è mai spento: secondo i carabinieri, nel 2014, in poco più di due mesi Cosentino e la Castiello si sentirono al telefono 27 volte. Poi le chiamate finirono poiché Cosentino ebbe l’impiccio di stare in carcere.

Il sottosegretario che non vuole la Buona Scuola. Anzi sì. Anzi no
Per il resto della squadra sarà invece tutto un gioco di frizione, nel senso di tenerla bene schiacciata ora che si è giurato sulla Costituzione che raccomanda disciplina e onore con l’articolo 54, passione autentica che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non si dimentica mai di citare. La frizione: Salvatore Giuliano, per esempio, – entrato ministro nel governo pre-elettorale del M5s e uscito sottosegretario all’Istruzione – disse nello stesso giorno di 3 mesi fa che della Buona Scuola si potevano salvare alcune parti ma anche che “era tutta da buttare”, da “riscrivere da capo”. Poi si scoprì che 3 anni prima si era rifiutato di scioperare con i colleghi professori imbestialiti contro la riforma scolastica di Renzi perché la legge si può migliorare, ma “ne difendiamo con forza l’impianto e il coraggio con il quale interviene a riformare la scuola italiana con l’obiettivo di rinnovarla”. La frizione: dopo l’approvazione in commissione della riforma elettorale chiamata Italicum (orrida, ma la democrazia parlamentare prevede i sì e i no) il grillino Gianluca Vacca definì gli altri deputati “pagliacci burattini”, “esseri schifosi”, “fascisti” e decretò uno dei tanti “golpe” denunciati durante la precedente legislatura, oltre che “la morte della democrazia”. Sia lui che il collega Vittorio Ferraresi (che assicurò che “siamo in piena dittatura” dopo che in commissione gli fu impedito di proseguire l’ostruzionismo) hanno ora motivo per ricredersi visto che sono uno sottosegretario alla Cultura e l’altro alla Giustizia.

Carne d’orso, le persone uccise dal governo Renzi, il Bilderberg
Chissà invece se Maurizio Fugatti, leghista trentino, porterà anche al ministero della Salute – magari nei buoni consigli per un’alimentazione sana – la sua vecchia battaglia per mangiare la carne di orso. D’altra parte i gusti son gusti: a Crimi fece ridere moltissimo, per esempio, quel video di 4 anni fa sul blog di Grillo in cui c’era uno che guidava con al fianco una sagoma dell’allora presidente Boldrini sotto al titolo “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?“. Un filmato che per il sottosegretario a Palazzo Chigi era “ironico, satirico, senza nessuna volgarità, simpatico”.

La frizione soprattutto sui social: Wil Nonleggerlo, sull’Espresso, ha ricordato il tweet poi cancellato di Vincenzo Santangelo (Rapporti con il Parlamento): “Con un po’ di impegno l’Etna risolverebbe tanti problemi”; un altro non cancellato in cui Angelo Tofalo (Difesa) voleva processare Paolo Gentiloni per “ALTO TRADIMENTO” (scritto alto, appunto); un altro in cui Daniele Crippa (Sviluppo) si lamentava di dover saltare il torneo di “beach waterpolo ad Arona” perché “qualche genio del Pd” aveva deciso un qualche voto in commissione; e un altro ancora, poi, in cui la viceministra Castellimolto prima di esitare sul sì o no all’euro – si chiedeva quanto poteva aver ucciso il governo Renzi, rispondendosi che probabilmente la cifra giusta poteva essere “più di 150”.

Carlo Sibilia, che collaborerà con Salvini al Viminale, dopo un attentato in Parlamento in Canada si domandava a voce alta se fosse “opera di un pazzo o di qualcuno che ha ritrovato la ragione”, mentre dopo la strage di Charlie Hebdo gli venne un dubbio: a parte gli altri 16 morti, come mai è rimasto ucciso proprio l’economista Maris “che denunciava irregolarità su emissione moneta”? Sibilia ritroverà nella squadra di governo il compagno di caccia al Bilderberg Claudio Cominardi (sottosegretario al Lavoro) che in Aula propose la tesi – attribuendola all’ex giudice Imposimato – che dietro la strage di piazza della Loggia a Brescia c’erano anche la Cia e il gruppo Bilderberg, per l’appunto.

La lunga battaglia contro la “negritudine”

 

C’è, poi, l’annosa questione della “negritudine“, come la chiamò il sottosegretario all’Economia, l’ex sindaco di Padova Bitonci spiegando che era la Kyenge che voleva favorirla. Calderoli invece la paragonò direttamente a un orango ma al governo almeno questa volta non c’è. Vannia Gava invece sì, ora sottosegretaria all’Ambiente, ma all’epoca difensora d’ufficio del suo alto dirigente di partito che assicurò come raffigurando la ministra nera a una scimmia rese esplicito “quel che pensa la metà degli italiani“. Più in generale “negritudine” poi significa immigrazione. E le proposte dei sottosegretari formano un bel gruzzolo su cui lavorare. Lucia Borgonzoni (Cultura) a Bologna voleva un limite massimo di negozi “gestiti da stranieri”. Rixi a Genova voleva schedare chi mendicava (2017), ma prima ancora ordinò al governo di chiudere le frontiere perché “era moralmente responsabile di quanto sta accadendo in Europa”: stava commentando l’attentato di Nizza. La stessa Gava nel 2014 – allora vicesindaca di Sacile – definì “una vergogna” che la nave militare che porta il nome di un eroe del suo paese “favorisse l’immigrazione clandestina” perché aveva soccorso 1373 immigrati nel canale di Sicilia. Ma non era solo colpa del governi del Pd. “Il M5s ha le mani insanguinate per le morti nel Mediterraneo – disse in Aula un anno dopo Nicola Molteni, da ieri sottosegretario all’Interno insieme a Sibilia – I grillini sono complici di Renzi e Alfano: hanno votato tutti i provvedimenti pro-invasione voluti dal governo”.

L’abolizione del reato di clandestinità e quella rissa M5s-Lega
Tutti forse no, ma il cortocircuito finale riguarda proprio sull’approvazione  dell’emendamento che cancellò il reato di clandestinità introdotto nel 2002 dal governo Berlusconi. La proposta di modifica che fu approvata con i voti del Pd era firmata da Andrea Cioffi che ieri ha giurato come sottosegretario allo Sviluppo Economico e scatenò la protesta della Lega in particolare della capogruppo in commissione Erika Stefani (oggi ministra per gli Affari Regionali). Bitonci (Economia) evidentemente non mancò di commentare che era “una vergogna“, ma in quei giorni Santangelo (Rapporti con il Parlamento) esultò perché il voto sul blog di Grillo confermò la bontà del comportamento del M5s in Parlamento. Tutt’e quattro i componenti di governo possono già fare pace: incredibilmente quell’emendamento non è mai stato trasformato in un decreto attuativo. La colpa è stata del governo di Renzi. Ma almeno questo nessuno dei suoi successori glielo rinfaccerà.