Corruzione, turbata libertà degli incanti, peculato, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato. Sono questi i reati contestati, a vario titolo, a 27 persone dalla Procura di Bergamo. Per sei di loro ovvero l’ex direttore del carcere della città lombarda, Antonio Porcino, un comandante, Antonio Ricciarelli, e un commissario della polizia penitenziaria di Bergamo (distaccato a Monza), un dirigente sanitario del carcere del capoluogo orobico e due imprenditori di Urgnano, il gip Lucia Graziosi, ha disposto gli arresti domiciliari. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Guardia di finanza e dai carabinieri.

L’ex direttore in “rapporti con appartenenti alla malavita”
Porcino aveva rapporti con “appartenenti alla malavita” conosciuti “in contesto di giochi presso il casinò di Saint Vincent”. Tra questi, è scritto negli atti dell’inchiesta, “tale Jordan, di ingenti capacità economiche e di probabile origine rom” che, dalle intercettazioni, “spacca i milioni” e ne chiede “l’amicizia”. Ma non solo dagli atti dell’inchiesta emerge un presunto falso sulla durata di un colloquio che il procuratore di Brescia, Tommaso Buonanno ebbe il 29 marzo scorso con il figlio Gianmarco, detenuto per rapina. L’incontro era durato un’ora e mezza ma Ricciardelli e un agente annotarono sul registro la durata di un’ora. Sul punto il procuratore di Bergamo, Walter Mapelli, precisa che Buonanno, “non è minimamente sospettato di aver indotto la Polizia penitenziaria a modificare i registri dei colloqui in carcere” in relazione all’incontro che ebbe con il figlio detenuto. Nell’ipotesi della Procura si è trattato di una autonoma iniziativa del comandante della polizia penitenziaria sulla quale, per altro, sono in corso gli accertamenti”.

L’inchiesta, coordinata dai pm Maria Cristina Rota e Emanuele Marchisio e condotta dai carabinieri della compagnia di Clusone e dalle Fiamme Gialle, è nata proprio per far luce sul trattamento carcerario di favore garantito a un imprenditore, Gregorio Cavalleri, arrestato nell’aprile 2017, dalla Finanza di Vibo Valentia, nell’ambito di indagini collegate alla realizzazione dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria. L’arrestato, detenuto nel carcere di Bergamo, aveva di fatto evitato il regime carcerario ordinario, fruendo di un lungo ricovero presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, grazie a certificazioni mediche attestanti un grave shock emotivo che non risulta che il detenuto avesse effettivamente subito.

Falsi certificati e contratti di fornitura comprati
Gli accertamenti hanno permesso di di scoprire anche la redazione di false attestazioni sanitarie per far ottenere benefici economici (pagamento licenza non fruita all’atto del pensionamento, trattamenti privilegiati di quiescenza, riposo medico per patologie inesistenti e concordate) all’ex direttore del carcere, da pochi giorni in pensione; altre false attestazioni relative a vicende che hanno interessato alcuni detenuti; corruzione connessa alla stipula di contratto di fornitura, in esclusiva, di distributori automatici di alimenti, bevande e tabacchi all’interno della casa circondariale di Monza; distrazione di personale in servizio della polizia penitenziaria e di materiali vari, di proprietà dell’Amministrazione e in deposito nel carcere, per lavori di ristrutturazione dell’appartamento privato dell’ex direttore del carcere; utilizzo di personale della polizia penitenziaria in servizio, di veicoli dell’amministrazione nonché di materiale del carcere di Bergamo, per esigenze private dell’ex direttore e di altri funzionari di polizia penitenziaria; assunzione clientelare di personale presso la casa circondariale di Bergamo.

L’ex direttore e i water
Stando alle indagini, tra i beni di cui, per la Procura di Bergamo, si è appropriato “a fini personali e di profitto” Porcino ci sono “due water nuovi ed imballati e un circuito DVR ad otto canali (un videoregistratore digitale, ndr.)” e, il giorno prima di andare in pensione, “di plurime risme di carta“, sempre di proprietà dell’Amministrazione Penitenziaria.