Sembra un concorso pubblico e invece sono le elezioni comunali a Siracusa. Dove si sono presentati 670 candidati, distribuiti in 19 liste a sostegno di 7 aspiranti sindaci. Solamente 32 di loro potranno sedersi in consiglio comunale. In pratica un candidato ogni 140 elettori, visto che in città sono meno di centomila gli aventi diritto. E nel 2013 l’affluenza è stata inferiore al 50%.

Negli ultimi anni la città di Siracusa è finita sotto i riflettori per una serie di scandali che hanno travolto un po’ ogni settore. A partire dai ripetuti commissariamenti della sezione provinciale di Confindustria, fino all’indagine sul cosiddetto “Petrolgate”, poi archiviata, che ha lambito imprenditori come Ivan Lo Bello e Gianluca Gemelli, ex compagno delll’allora ministra dello Sviluppo Economico Federica Guidi. E poi il trasferimento di due procuratori, prima Ugo Rossi e adesso Francesco Paolo Giordano, e la rimozione dei magistrati Maurizio Musco e Giancarlo Longo. Quest’ultimo coinvolto nell’inchiesta congiunta di Roma e Messina sulle alterazioni di processi giudiziari, con l’avvocato Piero Amara, considerato il deus ex machina di quello che è stato ribattezzato, appunto, “sistema Siracusa”. Sullo sfondo ci sono varie indagini su amministratori locali, che hanno portato la città di Archimede ad essere definita “la più indagata d’Italia”.

La corsa a Palazzo Vermexio – Dei 7 aspiranti sindaco, in vantaggio sembrerebbe essere l’avvocato Ezechia Paolo Reale, che potrà contare sull’appoggio di otto liste. Quasi tutto il centrodestra, capitanato da Forza Italia, converge sull’ex assessore regionale del governo di Rosario Crocetta. A partire da Stefania Prestigiacomo e Gianfranco Miccichè, fino ai leader locali Edy Bandiera e Vincenzo Vinciullo. Il centrosinistra, invece, è spaccato in due. Buona parte delle correnti interne al Partito democratico locale, insieme a due liste civiche, appoggiano l’imprenditore Fabio Moschella. Sostenuto dal deputato regionale Giovanni Cafeo, vicino all’ex sottosegretario democristiano Gino Foti, dall’ex assessore regionale Bruno Marziano e dell’ex deputata nazionale Sofia Amoddio. Nel giorno della chiusura della campagna elettorale, l’ex ministro Maurizio Martina ha portato i saluti del Nazareno.

Sinistra spaccata – Quasi indecifrabile la corsa di Francesco Italia, che ha ricevuto l’endorsement del sindaco uscente, il renziano Giancarlo Garozzo, che non si è ricandidato. Potrà contare su tre liste civiche, e sull’incoraggiamento dello stilista Stefano Gabbana e dello scultore Arturo Di Modica, autore del toro di Wall Street, che tramite i social gli hanno augurato la vittoria. Outsider di tutto rispetto è l’ex assessore di Totò Cuffaro e volto storico della destra siciliana Fabio Granata, sostenuto dal governatore Nello Musumeci. Appaiono staccati il leghista aretuseo Francesco Midolo e l’avvocato Giovanni Randazzo, appoggiato dalla società civile. Unica donna in campo per Palazzo Vermexio è la pentastellata Silvia Russoniello, che spera di poter ricevere il consenso che il Movimento ha espresso nelle recenti elezioni regionali e nazionali.

La carica degli indagati – L’ultimo mese di campagna elettorale si è concentrato sulla presenza in lista di candidati coinvolti in indagini di vario tipo. Il primo a denunciare il caso è stato il deputato regionale del M5s, Stefano Zito, che ha chiesto l’intervento della commissione antimafia. Stessa richiesta da parte del candidato sindaco Granata, che ha presentato un elenco di presunti “impresentabili” alla Prefettura, e dal referente dei Verdi, Giuseppe Patti, che ha segnalato la questione in procura. In questi giorni, la Digos si è attivata per uno screening accurato sulle liste, voluto dal prefetto Giuseppe Castaldo. Ma le verifiche si concretizzaranno solo dopo il voto.

I candidati coinvolti in Gettonopoli – Dei 39 accusati di avere incassato irregolarmente il gettone per le commissioni consiliari, provocando un danno erariale da 600mila euro, quasi la metà è in corsa per la rielezione. La maggioranza si trova nelle liste di Reale, partendo da Alberto Palestro già indagato nell’inchiesta sulla concessione degli impianti sportivi. Poi ci sono Simona Princiotta – citata alcuni anni fa nei verbali di un pentito di mafia – Salvatore Castagnino, Cetty Vinci e Gaetano Favara. Sostengono Italia Fortunato Minimo, Cosimo Burti, Franco Formica e Maria Garozzo, mentre Francesco Pappalardo e Alfredo Foti sono con Moschella.

Quelli di “Firmopoli” – In tre sono coinvolti nell’indagine per la sottoscrizione di firme false durante la compilazione degli elenchi delle liste da presentare alle elezioni 2013. Il prossimo 19 giugno, il gup deciderà sul rinvio a giudizio chiesto dalla procura. A farne le spese potrebbero essere Natale Latina (in lista con Moschella) e Michele Mangiafico (con Reale).

Le “fanta assunzioni” – Due imputati per truffa con l’accusa di avere stipulato contratti di lavoro fittizi allo scopo di ottenere i rimborsi previsti dalla legge. Il primo è Sergio Bonafede che sostiene Reale, padre dell’ex consigliere Pd Tony, arrestato nell’estate del 2016 con un trolley con 20 kg di droga e sotto processo per detenzione ai fini di spaccio. Il secondo è Franco Formica in lista con Moschella, e già indagato per ‘gettonopoli’.

Il danno erariale – Molto più vecchia è invece la vicenda del danno erariale da 208mila euro che la Corte dei Conti aveva stimato nei confronti della giunta forzista di Giambattista Bufardeci. Solo la prescrizione ha salvato gli indagati, e tra questi proprio l’avvocato Reale, insieme ai suoi candidati Mauro Basile, Salvatore Castagnino e Giuseppe Casella.

Aggiornato alle ore 16 del 10 giugno 2018