Dopo il ritrovamento su Marte di ciottoli levigati e simili a quelli che sulla Terra si trovano nei corsi d’acqua (spia della presenza in passato di fiumi del tutto analoghi ai nostri) e dopo la scoperta della presenza di carbonio, idrogeno, zolfo, azoto e fosforo sul suolo marziano (gli “ingredienti” della vita, che miliardi di anni fa hanno reso il Pianeta rosso “un ambiente abitabile), i nuovi dati forniti dal robot-laboratorio Curiosity della Nasa ci avvicinano ancora di più alla “prova della vita” su Marte. “Sul Pianeta rosso ci sono molecole organiche“. È questa la sensazionale scoperta pubblicata su Science dal gruppo di ricercatori coordinato da Jennifer Eigenbrode. Una conferma del fatto che Marte possiede (quasi) tutti i requisiti per aver ospitato la vita tre miliardi e mezzo di anni fa. E forse per accoglierla ancora.

Le molecole sono state individuate da Curiosity nel cratere Gale, che il rover sta esplorando dal 6 agosto 2012, e “si sono conservate nell’argillite di origine lacustre alla base della formazione Murray, antica 3,5 miliardi di anni”, si legge nell’articolo. L’origine non è chiara: potrebbe essere la testimonianza di una vita passata, o cibo di forme di vita esistenti, o qualcosa di totalmente indipendente. Ma a supporto dell’esistenza della vita su Marte c’è un’altra scoperta – pubblicata sullo stesso numero di Science – dal gruppo del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa coordinato da Christopher Webster. Gli scienziati hanno osservato per la prima volta le variazioni stagionali nel livello del metano, un gas considerato fra le spie fondamentali della vita.

Dalle molecole organiche individuate dal team statunitense, spiega all’Ansa il chimico organico Raffaele Saladino dell’università della Tuscia, può nascere l’apparato per la produzione di energia delle cellule. Il loro ritrovamento indica “che avvengono processi chimici anche su un pianeta dove la vita non c’è più o non c’è mai stata”. Non testimoniano in modo diretto la presenza della vita su Marte perché non hanno niente a che fare con gli amminoacidi o con il Dna, ma composti di questo tipo, aggiunge Saladino, “sono stati indicati come precursori del metabolismo della cellula”.

“Oltre a dimostrare, per la prima volta, che molecole organiche importanti per l’origine della vita sono presenti su Marte”, ha dichiarato l’astrobiologo John Brucato, dell’Osservatorio di Arcetri dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), “Curiosity mostra che queste molecole riescono a sopravvivere in ambienti ostili come la superficie del pianeta rosso, battuta continuamente dai raggi cosmici e dalla radiazione ultravioletta solare“. Una scoperta, quella degli scienziati statunitensi, che secondo Brucato è ancora più importante in vista della missione ExoMars 2020 organizzata dall’Agenzia spaziale europea (Esa) e dalla Russia, che perforerà il suolo marziano fino alla profondità di due metri grazie a un trapano costruito in Italia. E che ora si preannuncia foriero di nuove scoperte.

Un sogno, quello di trovare le prove della vita su Marte, che le agenzie spaziali di tutto il mondo inseguono da decenni. Ma che negli ultimi anni ha subito un’accelerazione, soprattutto grazie alla missione Curiosity della Nasa. Il piccolo rover è stato lanciato il 26 novembre 2011 ed è atterrato sul Pianeta rosso il 6 agosto 2012. Da allora, non ha mai smesso di inviare dati, fotografie e informazioni utili per il lavoro degli scienziati. Nel febbraio 2018 alcune di queste fotografie sono state anche racchiuse in un video e pubblicate online, dimostrando come quei paesaggi “marziani”, tanto lontani dalla Terra, non siano poi così diversi dai nostri. Si allontana, invece, il momento in cui un uomo arriverà a calcare il suolo di Marte: la Nasa ha messo in forse la sua missione con equipaggio prevista per il 2030. Più convinto è il visionario fondatore di SpaceX e Tesla Elon Musk, che a inizio anno ha “spedito” una Tesla Roadster verso il Pianeta rosso a bordo del Falcon Heavy sulle note di “Space Oddity”. Con l’obiettivo (ancora solo dichiarato) di spedire anche degli astronauti entro il 2024.