di Enzo Marzo

Ci sarà tempo per piangere. Ora i più ottimisti possono rifugiarsi nella formula: “Giudicheremo provvedimento per provvedimento”, mentre i più pessimisti (o realisti?) prefigurano sciagure. Forse è più saggio assumere entrambe le posizioni. I primi hanno la debolezza di non considerare che i fatti sono cominciati da un pezzo perché sopra tutto c’è sempre la Politica. E il giudizio politico non può non essere molto negativo. Non solo perché ci troviamo al governo una maggioranza a forte trazione fascio-leghista, ma anche perché le forze che voteranno contro o sono sotto sotto complici o sono totalmente imbelli. Riuscirà la parte di società civile con ancora un minimo di senno a contrastare questo violento spostamento a destra?

In altri paesi europei è accaduto qualcosa di simile, ma non nel modo pazzo in cui noi siamo riusciti a creare una somma di paradossi inimmaginabili. Coloro che predicavano contro la casta e giustamente hanno raccolto copiosi voti  “arrabbiati” alla fine si sono messi in mano al più vecchio dei partiti italiani, ed era scontato il risultato del confronto tra una forza che ha una politica chiara, senza sfumature, talmente grezza che è ben comprensibile dalla gente (la Lega) e una forza ambigua che sotto il mantra infantile (“non esiste la destra e la sinistra”) mostra platealmente di avere tutte le posizioni possibili e contraddittorie. Il M5s si è fatto fagocitare e si è persino ridicolizzato per i contorcimenti di questi 98 giorni in cui ha dimostrato solo di aver voglia di potere a ogni costo, ma di non avere alcuna politica e neppure uno straccio di classe dirigente. Sull’Europa Di Maio nelle ultime settimane ha dichiarato tutto e il contrario di tutto, raccogliendo la diffidenza generale. La tattica del “qui lo dico e qui lo nego” lo ha relegato in una condizione subalterna nei confronti del leader che dopotutto aveva preso la metà dei suoi voti. E’ la politica bellezza!

Speriamo che ci salvi l’Europa. L’Italia, ringraziando il cielo, avrà le mani legate e non potrà fare grandi danni strutturali. I veri danni verranno dalle parole, dai preannunci roboanti, dai rigurgiti medioevali di razzismo, di sessismo, del clericalismo più reazionario che inquineranno il dibattito pubblico. Salvini sa che le parole sono la sostanza della politica, e a lui non interessa risolvere alcuni problemi del paese ma di spostare all’estrema destra l’opinione pubblica con dibattiti su un’agenda che i paesi civili hanno risolto da alcuni decenni (se non alcuni secoli). Farà molti danni alla società e perfino alla chiesa. Ma radicalizzando i moderati avrà la chance di divorarsi il resto della destra ancora nelle mani di un povero strabollito, nonché metà dei voti grillini.

Se ci sarà tempo per piangere, approfittiamone ora per ridere amaramente. Per il trionfo dell’Idiozia. Ci pensate che, questo spostamento dell’opinione pubblica, Salvini lo potrà compiere grazie alla più illiberale riforma della Tv pubblica, quella partorita da Renzi? Ci pensate che il paese è nelle mani di un partito che ha raccolto solo il 17 per cento dei voti? Il merito di chi è? Noi lo sappiamo: la Mente e il Braccio hanno compiuto un lungo viaggio per il mondo. Hanno analizzato il Tedesco, poi il Francese, nonché lo Spagnolo, per poi approdare a Rignano sull’Arno, e su quelle rive sono riusciti a concepire il sistema elettorale più idiota esistente al mondo, sicuramente il più masochistico e il più scorretto. E a imporlo con la forza dei voti di fiducia. Il risultato subito fu previsto da chiunque avesse un po’ di sale in zucca. Così la Mente passerà alla Storia per aver inventato per il paese e per il suo partito il suicidio per volontà popolare del 9% cento circa degli aventi diritto al voto.

Salvini ha colto tutti i vantaggi regalati dal Rignanellum alle coalizioni, anche quelle truffaldine, anche quelle politicamente disomogenee. Ma purtroppo la peculiarità principale dell’Idiozia è che non ha limiti, né ripensamenti. Così la Mente, non soddisfatto del pacco dono confezionato per Salvini, in un certo momento ha avuto paura che il beneficiario non fosse rimasto sufficientemente contento e si è precipitata in Tv per far saltare l’unica “limitazione del danno” possibile. E gli imbelli del suo partito hanno abbozzato. Eppure non era difficilissimo, persino noi, prima della folle girandola degli 88 giorni, abbiamo scritto qui cosa avrebbe dovuto fare un Pd non così ansioso di morte. Avrebbe dovuto compiere tempestivamente la prima mossa politica e, ancor prima che nascesse lo spregevole tatticismo dei due forni, offrire ai 5stelle un appoggio esterno vincolato ad alcuni punti molto qualificanti, tra cui un europeismo serio e una seria volontà di ripulitura del paese. Chissà, forse Di Maio, assatanato di potere, avrebbe anche accettato. Se no, il Pd avrebbe comunque evitato l’enorme responsabilità, che ora lo schiaccia, di avere sospinto il M5s e il paese nelle braccia dell’estrema destra. E persino con molto ebete compiacimento.

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