Le parole possono essere pietre o carezze. Questo è il tempo delle pietre, quindi le parole si dicono, anzi si scagliano, con il timbro dell’irresponsabilità: di chi non sente su di sé il peso delle parole che pronuncia. Quando se ne fa abuso la forza dello sfregio si riduce, perde valore e consistenza. Infatti Luigi di Maio ha potuto chiedere la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica e poi revocarla senza aver cura di riflettere sull’enormità di quanto detto e chiesto. Matteo Salvini usa, almeno fino a ieri è stato così, le parole come lame e anzi ne fa mostra e abuso quotidiano.

Ma la guerra di parole, le pietre scagliate dai due leader che oggi sono ministri, fanno il paio con le altre, ugualmente cruente e ugualmente pericolose che paventano il processo di fascistizzazione della società, la barbarie incombente, l’arretramento di diritti che credevamo messi al sicuro.

Verrebbe da domandare a coloro che ci avvertono dei rischi perché, se la loro è una convinzione così tanto assoluta, hanno fatto di tutto perché i barbari, i fascisti, i razzisti andassero al governo. Perché li hanno accompagnati, col favore di grandi sacchetti di pop corn, alla prova del governo. Perché hanno agevolato, provocandosi una crisi isterica quando è parso che fossero chiamati a fare la propria parte, la barbarie.

Se i barbari sono oggi al potere, all’opposizione ci sono truppe non meno pericolose perché ugualmente irresponsabiliMa possiamo mai dire che l’Italia oggi sia solo questo? Possiamo mai pensare che non esista più luce, ragione, prudenza? Potremmo almeno sperare che qualcuno colga la propria responsabilità e si faccia da parte o almeno si imponga il silenzio?