21 maggio 2018. 5:28, ora locale. Inizia il viaggio di un Lunga Marcia 4c per andare a parcheggiare, sul punto lagrangiano 2, posto 64mila chilometri oltre la Luna, què qiào, 427 chili di satellite, il cui compito è di fare da sponda per le comunicazioni (altrimenti impossibili) con la faccia nascosta della Luna su cui andrà a spasso un veicolo con cui investigare radiazioni, morfologia, struttura geologica lunare. Verrà lanciato a fine 2019 con la missione Chang’e 5 che riporterà sulla Terra 2 chili di materiale lunare e segue la Chang’e 3, che ha fatto atterrare sulla Luna il primo osservatorio astronomico lunare insieme a , un veicolo utilizzato per investigare l’area intorno al punto di atterraggio. Yùtù è stato operativo dal dicembre 2013 al luglio 2016: doveva funzionare per tre mesi, ha finito la sua carriera dopo 31 e c’è ancora chi dice che i prodotti cinesi sono di scarsa qualità.

Alcune precisazioni: què qiào, (鹊桥) si traduce con “ponte di gazze” e fa riferimento a una leggenda cinese dove Zhi Nu, settima figlia della Dea del Paradiso, la settima notte del settimo mese, camminando sulle ali delle gazze che fanno un ponte sopra la via lattea fra la stella Altair e la stella Vega, incontra il suo amato consorte Niu Lang. Chang’e (嫦娥) è la dea cinese della Luna, Yùtù () il coniglio di Giada è il suo animale da compagnia; le macchie che si vedono sulla Luna sono le impronte delle sue zampette. Un punto lagrangiano (ce ne sono cinque) è dove le forze gravitazionali sono in equilibrio, quindi qualunque massa venga posta in tale punto rimane immobile. Infine, il programma Chang’e è stato lanciato nel 2007 e ha come obiettivo finale l’esercizio di una base lunare permanentemente abitata verso la fine degli anni 30. 2030, ovviamente.

Sarà una semplice coincidenza, ma una settimana dopo il lancio, Jeff Bezos – l’uomo più ricco del mondo, nonché fondatore e proprietario di Amazon – dichiara: “Dovremo lasciare questo pianeta, lo lasceremo e ciò renderà questo pianeta migliore. Andremo e torneremo (dalla Luna) e chi vorrà rimanerci potrà farlo”; “La Terra non è un buon posto per l’industria pesante. Oggi come oggi, è conveniente, ma in un futuro non troppo lontano- parlo di decine di anni, forse 100 – sarà più facile fare nello Spazio molte delle cose che facciamo sulla Terra, perché avremo così tanta energia disponibile”.

Due anni fa aveva scritto: “Per l’America è tempo di tornare sulla Luna, questa volta per rimanerci. Un insediamento lunare permanentemente abitato è un obiettivo difficile ma di sicuro interesse. Sento che molte persone sono eccitate all’idea”. Ha anche affermato che se gli Usa non hanno intenzioni serie in merito ci penserà lui. L’azienda spaziale già ce l’ha, si chiama Blue Origin, i razzi pure e vista la sua ricchezza c’è da prenderlo sul serio. Vivere e produrre sulla Luna e poi spedire i prodotti sulla Terra? Perché no. In fondo è solo un problema di logistica, quello che fa Amazon tutti i giorni. Invece di inviare tanti pacchi su brevi distanze si tratta di mandarne pochi su distanze molto più lunghe.

A parte gli scherzi: è possibile vivere sulla Luna? Sì. L’elemento essenziale per farlo esiste: l’acqua. Possiamo viverci sopra o magari sotto, utilizzando i tunnel lunari, tubi di lava potenzialmente abitabili. Le materie prime ci sono. Abbiamo tutte le tecnologie che servono, è solo una questione di tempo e di denaro. Siamo in grado di colonizzare la Luna? Questa è ben altra domanda. Forse. Come si comporterà un gruppo di umani in una situazione così aliena? Si ripeteranno le dinamiche sociali tipiche del nostro genere? Ci saranno guerre e rivoluzioni? Per trovare possibili risposte consiglio di utilizzare un po’ del tempo delle vacanze prossime venture per leggere la trilogia marziana di Kim Stanley Robinson che racconta la colonizzazione e la trasformazione del pianeta Marte da Rosso (1992), a Verde (1993) e infine Blu (1996). Storia più utopistica che distopica, su cui meditare.

Intanto il vicepresidente Usa, Mike Pence, ha annunciato che gli States orneranno sulla Luna a breve. Assisteremo quindi a una nuova corsa allo spazio? Cina contro Usa invece che Usa contro Urss? Nessuno discute sulla grande attenzione che entrambe le superpotenze dedicano allo spazio. Dalla fine della Guerra fredda la politica spaziale Usa ha mirato al predominio nei satelliti militari, nelle scienze planetarie e nell’uso commerciale dello Spazio, perdendo posizioni nelle missioni con equipaggio; dal 2011 gli astronauti americani usano i vettori russi per andare in orbita.

La Cina dal 1956 a oggi non ha mai interrotto i suoi investimenti e sviluppi in campo spaziale. Gli obiettivi militari della sua presenza nello Spazio non sono chiari, ma ci sono. Il secondo lancio del razzo Lunga Marcia 5 è stato una catastrofe, ha rallentato tutto il programma cinese ma non ne ha modificato le ambizioni; anche perché le missioni lunari sono uno strumento di propaganda molto efficace.

Quindi ci sarà corsa e competizione? Molto improbabile. Eventuali errori costano troppo. Meglio andarci piano. L’esplorazione spaziale richiede le collaborazioni più ampie possibili. Se i cinesi hanno mandato in orbita la loro stazione spaziale è perché la legislazione Usa in vigore non ha permesso loro di salirci a bordo. Errore da non ripetere. La base lunare non avrà restrizioni. L’Agenzia spaziale europea parla con l’Agenzia spaziale cinese. Quella italiana pure. Non esistono preclusioni. Qualcuno si prenota?

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