Con tutte le prerogative costituzionali che gli competono, Sergio Mattarella ha scelto (potendolo fare, sia chiaro) di non aprire uno scontro furibondo con i veri detentori del potere politico: banche, gestori di fondi, possessori vari di capitali altrui. Uno scontro che sarebbe stato pagato caro da noi e non dai possessori di capitali altrui, ché quelli cadono sempre in piedi. Dunque bene ha fatto Mattarella, diciamolo pure a malincuore ma diciamolo.

Ma, facendo questo, ci ha comunicato – come fece la Grecia con la defenestrazione di Gianīs Varoufakīs – che gli Stati nazionali contano meno dei grandi capitalisti e dei grandi capitali. E che se nell’800 l’economia era un pezzetto della politica, oggi è la sua parte predominante. In sintesi – come già dissero i socialisti due secoli fa – non ci può essere democrazia compiuta fino a che ci sarà il capitalismo. Con buona pace dei socialdemocratici e dei sostenitori di Tony Blair.

Comunque, adesso son guai, perché – a differenza di quanto da tutti auspicato – si alzeranno i toni, si parlerà sempre più con slogan, come se la vita reale fosse fatta di bianchi e neri e come se si potesse guidare un Paese via Facebook. Perché lo scontro istituzionale aperto sarà di difficile soluzione. Ma soprattutto perché se le persone non hanno gli strumenti per decidere consapevolmente “democrazia” è una parola vuota (in Italia si stima un 80% di analfabetismo funzionale). Se le persone non hanno gli stessi diritti e doveri “democrazia” è una parola vuota (milioni di persone sono fuori dal Servizio sanitario nazionalel’abbandono scolastico è drammatico, l’evasione e l’elusione fiscale sono un cancro). Se ci sono istituzioni sovranazionali (e non democratiche) che possono orientare le scelte politiche di un Paese “democrazia” è una parola vuota. 

Poi possono – a volte – pure farci comodo, scelte decisamente poco ortodosse come quella di Mattarella. E io ringrazio chi ha impedito a Matteo Salvini di fare il ministro dell’Interno (o di qualche cosa d’altro). Ma non c’è dubbio alcuno che c’è un problema di democrazia.

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