E quando alla fine i riflettori si abbassano, emergono le immagini rimaste impresse e nascoste. Quelle che raccontano non solo un mondo e i suoi risvolti, ma anche le sue proiezioni, future e lontane. Meghan da un lato, le dive di Cannes dall’altro. Donne che in modo diverso, ma ognuna sotto riflettori propri, hanno incastonato un evento e un periodo storico dettando la linea per lo sviluppo del futuro: donne che tutte insieme e in 24 ore hanno trasformato il filo rosso silenzioso che attraversa un’Europa in odore di cambiamento in un fiume carsico silenzioso ma tenace che all’improvviso è emerso portando sollievo. E così hanno sancito il no a un mondo che procedeva per regole precostituite.

Due universi a confronto, due immagini opposte e gemelle: lo star system da un lato che dalla Francia rinforza il ruolo della donna e dall’altro, la diva che lascia lo star system per farsi donna.

E tra i due schieramenti, il cammino più impervio lo percorre lei, Meghan. Che si avventura in un’ascesa infinita verso un futuro rivoluzionario e da scrivere. Ricorderemo a lungo quella scala interminabile, l’immagine di una donna che con fierezza ma senza superbia entra nella storia. Davanti, una vita nuova da scrivere. Sotto, in adorazione laica, il popolo che la assiste fino all’ultimo gradino: gli occhi verso l’alto e un sole non scontato da quelle parti.

Meghan. Tutto in silenzio, parlando con i fatti e dopo aver preso una decisione senza precedenti: ascendere al trono da sola. La sintesi della rivoluzione che potrà venire è in lei, nella sua storia, nelle sue origini, nella sua famiglia (quella che c’è e quella che manca) tutta riunita in una cattedrale dentro a un castello in Inghilterra nel quale risuonano parole d’amore pronunciate del vescovo afroamericano di Chicago, Michael Curry. Il tutto su note gospel. La sintesi è questa e non solo. E’ in quel “non obbedirò” neppure pronunciato.