Arriva in questi giorni la notizia del deferimento dell’Italia alla Corte europea per una serie di infrazioni di tipo ambientale: la questione degli olivi e della Xylella, l’inquinamento da pm10 e la gestione dei rifiuti radioattivi. Non sono cose da prendere sottogamba, ma indicazioni che la gestione ambientale in Italia è carente sotto molti aspetti ed è destinata a diventarlo ancora di più, soprattutto in vista del decreto sull’economia circolare approvato recentemente dall’Unione europea. In sostanza, molte cose stanno arrivando a un punto critico e non basta più una gestione “cosmetica” dei rifiuti, basata sulla raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

Per prima cosa, la situazione climatica sta rapidamente degenerando, come appare da vari sintomi come la fusione dei ghiacci polari e il rallentamento della corrente del Golfo. Diventa critico, a questo punto ridurre le emissioni di gas serra, ma per questo ci vuole uno sforzo determinato che spinga verso la sostituzione dei fossili con le rinnovabili. Questa necessità va insieme a quella di ridurre l’uso della plastica nel ciclo economico: la plastica sembrava una buona idea 50 anni fa, ora ci stiamo accorgendo dei danni che sta facendo. Stiamo impestando mezzo mondo con residui di plastica che poi vanno a finire in quello che mangiamo.

Bruciare o riciclare la plastica fa poca differenza: è sempre un prodotto che nasce dal petrolio e l’unico modo per ridurne l’impatto è di usarne meno; molto meno. Anche qui, non bastano comportamenti virtuosi a livello individuale, bisogna intervenire a livello legislativo in modo da scoraggiare l’uso della plastica dovunque sia diventata soltanto una cattiva abitudine, come nel caso di posate, piatti e bicchieri in plastica. Si sta pensando a un provvedimento generalizzato a livello europeo per limitare l’uso di questi e altri tipi di plastica.

Ma è il concetto stesso di “rifiuto” che sta evolvendo e diventando parte del concetto più generale di “economia circolare”. Qui, non abbiamo alternative: l’Italia è un Paese dove le materie prime di origine minerale sono state ormai sfruttate fino ai loro limiti pratici. Quel poco che resta – per esempio in termini di petrolio e di gas – non durerà molto a lungo. Dipendere al 100% dalle importazioni è rischioso e, in ogni caso, anche i Paesi esportatori hanno lo stesso problema: il graduale esaurimento delle loro risorse.

Perciò dobbiamo attrezzarci usando l’energia che ci viene dal sole per riutilizzare e riciclare i prodotti dell’economia industriale. L’Europa ci sta spronando in quella direzione ma queste cose non si fanno senza grossi sforzi finanziari. Non basta cambiare governo per risolvere i problemi: bisogna lavorarci sopra tutti quanti. È una grande sfida, ma non è impossibile.

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