È dedicata alla lotta all’inquinamento da plastica l’edizione 2018 della Giornata Mondiale della terra, promossa dall’Onu e celebrata domenica 22 aprile. E mentre sul sito internazionale dell’Earth Day si racconta come il fenomeno “sta avvelenando i nostri oceani e le nostre terre colpendo la vita marina e la nostra salute”, l’immagine più emblematica è quella, diffusa solo una decina di giorni fa, della carcassa di un capodoglio trovato su una spiaggia di Cabo de Palos, promontorio della regione mediterranea di Murcia in Spagna, ucciso da 30 chili di plastica nello stomaco. “La lotta contro l’inquinamento causato dalle plastiche è diventata ormai una sfida mondiale – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – e sempre più Paesi si stanno attrezzando per combattere la diffusione della plastica come è emerso alla conferenza mondiale dell’Onu sugli Oceani del giugno 2017 a New York in cui abbiamo raccontato anche la nostra esperienza”.

QUALCHE DATO – Legambiente ricorda che gli arenili continuano ad essere pieni di rifiuti. Secondo l’ultima indagine Beach litter condotta nel 2017, la plastica si conferma il materiale più trovato (84% degli oggetti) sulle 62 spiagge monitorate, seguita da vetro e ceramica (4,4%), metallo (4%), carta e cartone (3%). Il 64% dei rifiuti che finiscono sugli arenili proviene da oggetti che hanno vita breve: il 30% è costituito da imballaggi e il 34%, un rifiuto su tre, da prodotti usa e getta come piatti e bicchieri di plastica. La cattiva gestione dei rifiuti urbani (49%), la pesca e acquacoltura (14%) e la mancata depurazione (7%) sono tra le principali cause che portano le spiagge ad essere invase dai rifiuti di ogni tipo. Oltre ai rifiuti spiaggiati, ci sono poi quelli galleggianti, per lo più di plastica, che causano danni alla biodiversità a partire dalle tartarughe marine.

LE ACQUE IN BOTTIGLIA – Altro problema è l’uso eccessivo dell’acqua in bottiglia. “In Italia – stando ai dati di Legambiente – il 90-95% delle acque viene imbottigliato in contenitori di plastica e il 5-10% in contenitori in vetro”. In pratica ogni anno vengono utilizzate tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie di plastica. Tutto ciò ha un forte impatto ambientale: più del 90% delle plastiche prodotte derivano da materie prime fossili vergini (il 6% del consumo globale di petrolio) e l’80% dell’acqua imbottigliata in Italia viene trasportata su gomma (un autotreno immette nell’ambiente anche 1,3 tonnellate di anidride carbonica ogni mille chilometri. Per questo le bottiglie di plastica rappresentano uno dei nodi centrali anche nella recente Plastic Strategy europea, presentata all’inizio dell’anno, che si pone l’obiettivo di ridurre i consumi di acqua in bottiglia e di fermarne la dispersione nell’ambiente, a partire da quello marino-costiero.

L’APPELLO DI LEGAMBIENTE – “Sta finalmente prendendo forma – commenta Ciafani – una battaglia corale contro l’inquinamento da plastica non gestita correttamente e basata sull’economia circolare, sulla lotta alle microplastiche a partire da quelle presenti nei cosmetici e su misure efficaci per ridurre il monouso. Ora l’importante è non abbassare la guardia e continuare a percorrere questa strada”. Per questo in vista della giornata della Terra, dedicata alla lotta all’inquinamento da plastica, Legambiente lancia un appello affinché l’Italia, “che fino ad ora ha fatto da apripista grazie alle leggi sulla messa al bando dei sacchetti di plastica, sui cotton fioc e sulle microplastiche nei prodotti cosmetici, continui l’iter intrapreso”. Tra le priorità la definizione di nuove misure legislative per contrastare l’usa e getta “prevedendo – aggiunge Ciafani – un sistema di controlli efficace per garantire il rispetto delle leggi approvate, a partire da quella sui sacchetti e impegnandosi per ridurre l’uso eccessivo di acque in bottiglia”.