Ci saranno i campioni (qualcuno in meno del passato: Roger Federer e Serena Williams hanno dato forfait). Arriveranno anche politici, calciatori, starlette e vip di ogni genere: non mancano mai. Si respirerà quell’atmosfera da Grande Bellezza che rivive ad ogni edizione, tra i marmi del Foro Italico e le notti romane che proseguono sempre in qualche locale rinomato della Capitale. Magari si giocherà pure grande tennis. Fino a domenica 20 maggio (giorno della finale, meteo permettendo) vanno in scena gli Internazionali Bnl 2018: molto più che un semplice torneo di tennis, dove infatti il tennis finisce a volte un po’ in disparte, tra l’imponente carrozzone messo su dagli organizzatori e la smania di apparire degli spettatori.

Da quando il presidente della FederTennis Angelo Binaghi ci ha messo mano, in partnership con Coni Servizi (col direttore operativo Diego Nepi Molineris), la manifestazione è diventata il fiore all’occhiello della sua Federazione e di tutta l’eventistica sportiva italiana. Una macchina da soldi e da spettacolo, che fattura oltre 30 milioni di euro l’anno e continua ad ingrandirsi, come testimoniano i piani di allungamento del torneo e di copertura dello Stadio Centrale. In realtà, stavolta l’avanzata trionfale potrebbe subire una leggera battuta d’arresto, a causa di una serie di circostanze poco fortunate. Il meteo sfavorevole (anche per la settimana prossima le previsioni non sono positive); la coincidenza della finale con l’ultima giornata di Serie A (la Lega ha pure anticipato le partite di Juventus, Napoli e squadre in lotta per la salvezza; almeno Lazio-Inter resta in posticipo); l’assenza di alcuni protagonisti molto attesi come Federer e Serena Williams, a cui si aggiungono pure Murray e Kyrgios. Non ha aiutato neanche il bisticcio con la Soprintendenza, che ha negato l’uso di Piazza del Popolo per alcune partite di qualificazione ad annuncio già fatto; e mancheranno pure le serate notturne di Ballroom, annullate a tempo indeterminato dopo l’incidente dello scorso anno. Insomma, sarà un’edizione comunque stellare ma forse meno brillante del previsto. Non a caso anche le stime per la vendita dei biglietti sono leggermente negative (-6% sul 2017).

Sarebbe bello, allora, se per una volta i veri protagonisti fossero i giocatori. E perché no, quelli italiani. Il nostro tennis ci arriva bene, con una ventata di freschezza e possibile rinnovamento dopo anni difficili: c’è il solito Fabio Fognini, stabilmente nei primi venti del mondo, ma ci sono anche dei giovani interessanti. Matteo Berrettini, classe ‘96 è già entrato nella Top 100, Lorenzo Sonego, un anno più grande, si è conquistato con merito la wild card nel torneo di prequalificazione e ha già dimostrato di poter stare nel circuito maggiore. E Marco Cecchinato ha appena vinto il suo primo titolo Atp. Qualcosa si muove, finalmente. Purtroppo il sorteggio non è stato per nulla benevolo: Fognini, atteso ogni anno a un grande exploit che non arriva mai fino in fondo (nel 2017 vinse contro il n.1 Murray ma poi fu subito eliminato), avrà un tabellone durissimo, con un primo turno pericoloso con Monfils, poi l’austriaco Thiem che a Madrid ha appena interrotto lo storico record di Nadal (50 set di fila vinti sulla terra, prima di perdere nei quarti con l’austriaco), eventualmente proprio lo spagnolo nei quarti, favorito d’obbligo del torneo. Seppi ha pescato Pouille (e ci ha appena perso in Coppa Davis), Berrettini ha un qualificato ma poi il campione in carica Zverev, forse solo Sonego e Cecchinato potrebbero fare un po’ di strada. Ma non ci sarebbe troppo da stupirsi se neanche un italiano arrivasse al terzo turno. E allora resterà solo il solito spettacolo.

di Lorenzo Vendemiale

Twitter: @lVendemiale