Silvio Berlusconi è riabilitato. La riabilitazione descrive una patologia: il Nostro era interdetto. Le sue funzioni, e le ambizioni, ridotte di grado, la sua reputazione livellata al ribasso, e come conseguenza funzionale la sua ridotta capacità di rappresentare gli altri. E questo come effetto di una sentenza, cioè di una punizione collettiva (in nome del popolo italiano) per via di un reato commesso.

Mai come in questi mesi il Berlusconi interdetto è invece stato presente, attivo, capace, decisore e risolutore di grandi questioni vitali come il governo della Repubblica.

Il capo dello Stato l’ha infatti ricevuto come si conviene a un leader di peso e prestigio e a lui Matteo Salvini si è rivolto affinché concedesse benevolmente il suo placet per far sì che l’Italia potesse avere un esecutivo con gli odiati Cinquestelle. E lui, compassionevole come papa Francesco, ha concesso che i suoi nemici salissero le scale del potere.

Adesso da interdetto passa a riabilitato.

Se le parole avessero un senso, e se la giustizia fosse veramente equa, dovremmo convenire che Silvio Berlusconi ora avanzi di un gradino nella scala della reputazione socialeInvece quello che era resta. Potente prima, e malgrado il principio di realtà, potente ora. Se possibile, come se la riabilitazione non fosse una cicatrice chiusa su una ferita ma un premio alla rispettabilità, ancora più potente.

Ansiosi e gaudenti, gli ascari di sempre già applaudono felici. Gli avversari, anche quelli più determinati, gli girano al largo per una comprensibile riverenza, stante l’esemplare condotta politica e l’autentica fede mostrata nella democrazia dell’alternanza.

Chi, se non Lui, è il Sol dell’avvenire?

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