È un bel giorno di primavera e sono sulla strada che va a Farindola, in Abruzzo, provincia di Pescara. Dallo scorso settembre, la percorro tutte le mattine alle sette e mezza per arrivare alle scuole medie dove insegno. Sia che si passi da Penne o da Montebello, la carreggiata è pessima perché evidentemente la manutenzione latita da diversi anni: la via è ridotta da frane, dissestata con alcuni tratti in cui la terra la copre completamente; piena di buche.

Stamattina no. La percorro da sud, arrivando da Montebello di Bertona. L’asfalto è nuovo, nero, lucente e soffice a un tempo. Lungo il tragitto incontro gli operai che stanno rifacendo il manto. Arrivo a Farindola e scopro il motivo: i prossimi 13 e 14 maggio qui passerà il Giro d’Italia.

Ora: io non ho davvero niente contro giri, cicli e tricicli. Una delle mie canzoni preferite parla di bicicletta come metafora della vita, è di Pino Marino e si chiama L’uomo a pedali (ascoltatela, la riprenderemo più avanti). Figurarsi. Però il motivo dell’arrivo del Giro a Campo Imperatore – e della sosta di un giorno – è la commemorazione della tragedia di Rigopiano di un anno fa.

Sapendo che questa strada ora la stanno aggiustando per una passerella, mi è preso un senso di rabbia, tristezza e sgomento. Perché? Semplice: non so di chi siano le colpe, la magistratura farà il suo lavoro, ma la cosa certa è che all’Hotel Rigopiano mancò proprio una strada per arrivare in tempo. Erano altre situazioni, condizioni estreme di neve e ghiaccio; terremoti e slavine. Ok, ma sono stufo di vivere in un Paese in cui la manutenzione serva le passerelle e non le criticità quotidiane. È un paradosso inaccettabile: è ingiusto, truce, bislacco, avvilente. È l’elemosina delle briciole che offende la dignità delle persone.

La strada per Rigopiano la percorro ogni giorno. Come me colleghi insegnanti, postini, operatori caseari, vigili urbani, poliziotti, disoccupati o agricoltori. Come me, rimangono con il fiato sospeso a ogni tornante che scopra la maestosità del Corno Grande, salvo poi rinsavire destati da una buca più grossa che per poco non fa fuori un cerchione.

“Non ci sono soldi”. Questa è la scusa più comune. I soldi però spuntano fuori a pochi giorni da eventi in diretta tv. “Chiedo scusa a chi salta pranzo e cena/e alla mia ruota quando perdo la catena» canta Marino ne L’uomo a pedali. Alla politica nostrana spesso manca proprio il senso di umiltà e la sensibilità di comprendere che non c’è niente di peggio che calpestare la dignità della gente. Ma non si può sempre chinare la testa. “Non è mica semplice/scegliere il punto del mondo più adatto per scendere”. A volte però è doveroso. Il 14 maggio sfileranno presidenti, sindaci e commissari. Non in mio nome.