Una donna da mesi in coma, alimentata artificialmente, incapace di comunicare; un padre ottantenne che ottiene dal Tribunale di Modena di essere nominato amministratore di sostegno della figlia, con il consenso degli altri familiari: è questa una prima applicazione della legge sul biotestamento, che dà al tutore non solo il potere di amministrare i beni della figlia ma anche quello di assumere decisioni in materia sanitaria, accettando o rifiutando determinate terapie.

Questa sentenza innovativa dà applicazione all’articolo 3 della legge, che regola nel dettaglio il consenso informato per quanto riguarda i minorenni e le persone incapaci psichicamente. In questo caso (non essendovi un biotestamento) è spettato al giudice il compito di decidere. Ma non è detto che sempre le cose vadano lisce come nella vicenda di Modena: perché ci può essere un giudice meno determinato; o perché non tutti i familiari sono d’accordo sulla scelta del tutore; o ancora perché fra di loro possono insorgere divergenze sulle terapie o sulla loro interruzione.

Per questo l’Associazione Luca Coscioni ha organizzato nei giorni scorsi in molte città italiane – e continuerà a organizzarli, compatibilmente con le sue scarse risorse – dei “tavoli” per una doppia raccolta di firme.

La prima serviva a rendere maggiormente nota la legge sul biotestamento, anche con la distribuzione di modelli da seguire per la corretta formulazione delle Dat (Disposizioni anticipate di trattamento). In questo modo abbiamo cercato di richiamare l’attenzione sulla necessità che tanti cittadini compilino e depositino il loro biotestamento. E questo per due ragioni: per cogliere questa straordinaria possibilità offerta dalla legge; per impedire che gli avversari del diritto alla autodeterminazione nelle scelte di fine vita possano affermare che in realtà questa possibilità non interessa agli italiani, visto lo scarso numero di T bio depositati. Sarebbe davvero grave visto che la legge rappresenta, in materia di diritti civili, una conquista non meno importante del divorzio, dell’aborto o – per restare alla ultima Legislatura – delle unioni civili.

La seconda serviva a chiedere l’immediata calendarizzazione, come primo provvedimento della XVIII legislatura (o della XIX se davvero andremo a votare a luglio) della proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia, depositata dalla nostra Associazione il 13 settembre 2013, affinché nessun cittadino debba recarsi all’estero per morire con dignità.