A Luca Traini, l’uomo che il 3 febbraio scorso sparò contro alcuni stranieri per vendicare la morte di Pamela Mastropietro, il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio ha contestato la nuova fattispecie di “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Il reato è previsto dal nuovo art. 604 bis del codice penale introdotto contestualmente alla recente abrogazione dell’art. 3 della Legge Mancino che prevedeva l’aggravante dei reati per motivi d’odio razziale. Traini è accusato anche di strage, di sei tentati omicidi, di porto abusivo d’arma e di danneggiamenti. L’accusa ha chiesto anche ai giudici la possibilità di far fare e poi depositare una consulenza psichiatrica di parte sull’imputato. Richiesta cui si oppone la difesa di Traini: il consulente di parte ha stabilito che sarebbe seminfermo di mente per un disturbo bipolare. Intanto alcuni legali dei migranti feriti hanno intenzione di chiedere alla corte d’Assise di contestare all’imputato anche il reato di attentato per finalità terroristiche o di eversione previsto dall’art. 280 del codice penale.

“Non sembra, ma Luca Traini è un gigante buono e non è xenofobo – dice l’avvocato Giancarlo Giulianelli – ha avuto “un momento di defaillance a livello psicologico dovuto a un evidente disturbo della personalità”. In aula oggi, “sembrava un po’ spaesato. Penso – ha aggiunto Giulianelli – che il ragazzo, grazie alla struttura carceraria dov’è seguito e curato, e dove riceve assistenza da uno psicologo e da uno psichiatra, abbia potuto forse rimeditare sul gesto che ha fatto. I feriti? Lui non si è mai voltato, non so se ha avuto modo di riconoscerli”. Il difensore respinge la tesi dell’odio razziale: per l’avvocato Traini non avrebbe sparato per xenofobia ma avrebbe sparato contro persone che, almeno nella sua mente, erano ‘presunti’ spacciatori, come Innocent Oseghale, il primo nigeriano arrestato per la morte di Pamela.

La notizia dell’uccisione della 18enne romana accoltellata, fatta a pezzi e ritrovata in due trolley, spinse il 3 febbraio scorso Traini a impugnare la sua pistola Glock calibro 9. Dopo una mattinata di caccia all’uomo, in cui aveva seminato il panico a Macerata al volante della sua Alfa 147 nera in vari punti della città e anche in campagna, nel luogo del ritrovamento dei due trolley, Traini si era consegnato ai carabinieri, bardato con una bandiera tricolore, facendo il saluto romano sulla scalinata del Monumento ai Caduti, con una scenografia in stile littorio. Nel raid, durato circa due ore, aveva ferito sei migranti, preso di mira alcuni bar e anche la sede locale del Pd. Il procuratore Giovanni Giorgio e il pm Stefania Ciccioli hanno chiesto il giudizio direttissimo atipico, portando Traini in Assise invece che dal gup. Oggi l’imputato ha fatto sapere di avere dato il consenso al rito abbreviato.