Mattarella ha deciso di mettere i partiti vincitori del 4 marzo con le spalle al muro. Dopo la sua comunicazione delle 18:35 di oggi, riguardo all’impasse che si è creata nel nuovo Parlamento per l’incapacità politica dei leader delle forze politiche che hanno i gruppi parlamentari più folti (M5S e Centrodestra) di trovare un accordo per un governo di coalizione, ha spiegato che proporrà l’incarico a un governo “neutrale”, di decantazione, che dovrà portare – in linea teorica – il paese alle elezioni al massimo in dicembre 2018.

Il motivo per cui non vuole chiedere all’attuale governo Gentiloni di proseguire, è – secondo chi scrive – che il premier ha probabilmente espresso al presidente la sua intenzione di correre alle elezioni come candidato leader del Partito democratico. Un incarico che male si confarebbe a quello di arbitro, di premier che gestisce il periodo elettorale. Gentiloni, in altre parole, vuole esser libero di fare campagna elettorale, e ne ha tutto il diritto.

 

In realtà, stando alle dichiarazioni dei leader dei vari partiti, sembra che il governo di decantazione di Mattarella, una sorta di Ciampi bis come formula, che potrebbe avere in Sabino Cassese o nella senatrice a vita Elena Cattaneo il/la presidente del Consiglio incaricato non dovrebbe ottenere la fiducia alle Camere in questo mese di maggio. Se infatti è preventivabile il sì di Partito democratico e di Forza Italia e di altre forze minori in particolare dal gruppo misto, più un folto gruppo di peones dei partiti maggiori, preoccupati per la loro rielezione, altrettanto preventivabile dovrebbe essere il No di M5s, Lega, Fli.

Quindi, il governo di decantazione dovrebbe essere sfiduciato alle Camere già in maggio, e questo significa che si tornerà al voto verso la seconda metà di luglio, in piena estate. E in questo sta il “ricatto” di Mattarella ai partiti: il voto a luglio inoltrato.

Mattarella ha specificato che chiederà ai ministri che comporranno questo governo di decantazione “di non candidarsi alle successive elezioni”: è cosa irrituale e anche anti-costituzionale, che in ogni caso Mattarella non avrà modo di far rispettare al di là dell’accordo fra gentiluomini.

Rimane che la Terza Repubblica mostra oggi tutta la sua immaturità e fragilità, con una legislatura che muore prima di nascere, con un governo di garanzia che pare verrà sfiduciato alle Camere, con detrimento anche della figura di Mattarella stesso.

Ciliegina sulla torta: una legge elettorale mista, votata dal 70% del Parlamento con Danilo Toninelli primo firmatario (e meno male che il Rosatellum offre almeno un terzo dei seggi eletti col maggioritario, in modo che se una coalizione prenda circa il 40% dei voti, potrebbe teoricamente giungere alla maggioranza assoluta dei seggi in tutte e due le Camere) che non assicura una stabilità di governo la sera delle elezioni.