Il Diavolo nelle mani di Elliott. La chiacchierata cessione del Milan da parte di Silvio Berlusconi sembra indirizzarsi verso il finale che più o meno tutti avevano immaginato: Yonghong Li rischia di non essere un proprietario credibile, il suo patrimonio era inconsistente come dimostra il fallimento della sua holding. E a raccogliere la società rossonera sarà il fondo che si era fatto garante dell’operazione, attraverso un prestito milionario che con il senno di poi assomiglia sempre più ad una scommessa ben riuscita. L’ultimo colpo alla credibilità del nuovo patron rossonero viene dalla Cina: come riportato dal Corriere della Sera, la Shenzen Jie Ande è fallita. Si tratta della stessa holding attraverso cui Li deteneva l’11,39% di Zhuhai Zhongfu, una delle proprietà dichiarate come credenziali, e che un’inchiesta di Milena Gabanelli lo scorso febbraio aveva rivelato essere insolvente già al momento dell’acquisto del Milan. Intanto la procedura per bancarotta ha fatto il suo corso, e il tribunale di Shenzen ha dichiarato ufficialmente il fallimento, nominando come commissario uno studio legale di Pechino (che magari servirà a guardare meglio anche nei conti della società, e capirci qualcosa di più sull’effettivo giro di affari di Li).

Per il momento la sentenza non ha effetti diretti sul club rossonero (visto che la holding era solo una garanzia, in alcun modo collegata alla società), ma è chiaro che rischia di essere una botta non da poco per la credibilità di Li e di tutta la sua gestione. A maggior ragione con l’avvicinarsi di alcune scadenze cruciali per i rossoneri: c’è il bilancio al 30 giugno da chiudere (oltre al debito con Elliott che andrà ovviamente rifinanziato). La settimana prossima, ad esempio, il consiglio di amministrazione delibererà un aumento di capitale di circa 35 milioni di euro, necessari a gestire il club nei prossimi mesi. E come scrive La Repubblica, a versare i soldi potrebbe essere ancora una volta Elliott. Ennesima dimostrazione che la vicenda potrà avere un’unica conclusione: il transito della società dal magnate (o presunto tale) cinese al fondo d’investimento. Dopo questo nuovo prestito, il debito sforerà la cifra di 400 milioni di euro e diventerà sempre più difficile da onorare (ammesso che Li avesse mai avuto intenzione di farlo). Visto che a garanzia sono state poste proprio le azioni del Milan, il passaggio di mano pare quasi scontato. È solo questione di tempo.

La presenza di Elliott dietro le quinte dell’operazione, che da molti era stata tratteggiata come una minaccia, è però probabilmente anche la migliore garanzia per il futuro del club. Perché i fondi di questo calibro sono abituati a fare soldi, non a rimettercene. Il prestito iniziale di 300 milioni di euro è da intendersi come un investimento, che permetterà a Elliott di entrare in possesso del Milan per una cifra tutto sommato contenuta. E lo stesso vale per i soldi dell’eventuale aumento di capitale: è interesse che il Milan mantenga i conti in ordine e non perda di valore. Dopodiché è altrettanto facile immaginare che l’obiettivo vero di Elliott non sia quello di diventare proprietario del club, ma solo di rivenderlo a una somma più alta. Una piccola speculazione, simile per intenderci a quella realizzata con l’Inter da Erick Thohir, che ha fatto fruttare al massimo il suo ruolo di traghettatore dall’era Moratti a quella Suning. I tifosi rossoneri, dunque, possono stare tranquilli: comunque si risolvano i guai finanziari di Li, il Milan non fallirà. Ma se le cose andranno male dovrà presto trovarsi un nuovo proprietario. Ci penserà Elliott.

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