Sessant’anni di lotta armata. 853 morti e più di 2mila feriti. Una scia di sangue che, a partire dal 1958, ha segnato la storia della Spagna contemporanea. E che finisce adesso, con l’annuncio di scioglimento finale da parte dell’Eta, l’organizzazione armata separatista dei baschi. “Euskadi ta Askatasuna (Patria basca e libertà) ha completamente sciolto tutte le sue strutture”, si legge nel messaggio datato 16 aprile ma diffuso soltanto il 2 maggio dalla stampa, dove però si ribadisce il permanere delle “ostilità” con la Spagna e la Francia. “Il paese basco ha ora di fronte a sé un’opportunità nuova di chiudere finalmente il conflitto e di costruire un futuro per tutti. Non ripetiamo gli errori, non facciamo degenerare i problemi”. Ma il ministro dell’Interno di Madrid assicura: “Le indagini sui crimini irrisolti continueranno. L’Eta non ha ottenuto nulla con la promessa di fermare gli omicidi e non ottiene nulla annunciando quella che chiama la dissoluzione”.

Dalla tregua alla resa delle armi – Dopo un calo degli attacchi terroristici registrato nei primi anni del nuovo millennio, il 20 ottobre 2011 gli indipendentisti baschi hanno annunciato la “cessazione definitiva dell’attività armata”. Una tregua “permanente” e unilaterale mai accettata dal governo spagnolo. L’allora premier Mariano Rajoy, appena andato al potere, chiarì infatti che Madrid non avrebbe concesso nulla in cambio. E che l’Eta non sarebbe stata riconosciuta come un interlocutore politico. Nel 2017 è poi arrivata la “resa”: l’organizzazione ha svelato alla polizia francese la posizione dei propri nascondigli segreti, contenenti armi ed esplosivi.

La lettera di scuse – Soltanto poche settimane fa i separatisti avevano inviato una lettera di scuse alle famiglie delle vittime. “Abbiamo causato molto dolore e danni irreparabili. Vogliamo mostrare il nostro rispetto per i morti, i feriti e le vittime delle azioni dell’Eta. Siamo sinceramente pentiti“, si legge nel testo che riporta la data di venerdì 16 aprile dal quotidiano basco Gara. “Sappiamo che, costretti dalla necessità di qualsiasi tipo di lotta armata, la nostra azione ha danneggiato i cittadini senza alcuna responsabilità. Abbiamo anche causato gravi torti che non sono riparabili. Ci scusiamo con queste persone e con le loro famiglie”. Un tentativo di riconciliazione – questo – che è stato respinto dalle associazioni dei familiari delle vittime. “Trovo vergognoso e immorale che possano fare una distinzione fra le persone che hanno ‘meritato’ una pallottola nella nuca o una bomba nell’automobile e ‘vittime accidentali’ che non lo meritavano”, ha dichiarato la presidente dell’Associazione delle vittime del terrorismo (Avt), Maria del Mar Blanco. Si tratta di “un nuovo passo” dell’Eta per “annacquare le sue responsabilità” e di “riscrivere la storia”, aggiunge.

Gli anni del terroreEuskadi ta Askatasuna nacque nel 1958 nel pieno della dittatura di Francisco Franco. Nel 1973 l’attentato più clamoroso: la morte del braccio destro di Franco, Luis Carrero Blanco, con una bomba piazzata in un tombino lungo il tragitto della sua auto blindata. Dopo la fine della dittatura nel 1975, l’Eta continuò la sua battaglia per l’indipendenza dei baschi, un’entità geografico-culturale unita dalla lingua euskera, l’unica non di matrice indoeuropea del Continente. Nel corso della sua esistenza, l’organizzazione ha ucciso 853 persone, tra cui 443 poliziotti o membri della Guardia civil, 58 uomini d’affari, molti dei quali baschi, e 39 politici. Ed è ancora vivo in Spagna il ricordo del rapimento e dell’assassinio, avvenuto nel 1997, del giovane funzionario conservatore Miguel Angel Blanco. Episodio che ha provocato una grande reazione del Paese contro il terrorismo indipendentista.