Il primo maggio del 1925 Benedetto Croce insieme a un gruppo di intellettuali italiani pubblica il “Manifesto degli intellettuali antifascisti”. È la risposta al manifesto fascista che Gentile fa pubblicare il 21 aprile. Si contrappongono due visioni della società. Una contrapposizione che viene evidenziata nei giorni che fascisti e antifascisti individuano per celebrare il valore del lavoro. Infatti il fascismo aveva scelto il 21 aprile (Natale di Roma) come Festa del lavoro e non il Primo maggio.

Oggi non va di moda parlare di antifascismo. Chi lo fa si rende ridicolo. Ti dicono che non c’è più nemmeno la destra e la sinistra. Che è una sciocchezza parlare di fascismo e antifascismo quando in Sicilia gli agricoltori sono in difficoltà perché in Italia si vendono i pomodori pachino che arrivano dal Camerun. Questa ultima notizia, come tante altre dichiarazioni eclatanti, pare che sia una bufala (nel senso di “scemenza” non che qualcuno abbia dichiarato che anche le mozzarelle sono fatte in Africa).

Ci sono ancora politici che appena possono si mettono a dire che il fascismo ha fatto cose buone. L’ha detto Salvini. Lo diceva pure mia nonna anche se votava per il Pci. Si tratta di un ritornello vecchio almeno quanto il fascismo. Ma la stessa cosa si diceva dei Savoia che condannavano a morte i repubblicani e poi gli dedicavano le piazze quando la morte li aveva resi innocui.

È consolatorio ripetersi che che non c’è più la destra e la sinistra, che fascismo e antifascismo sono categorie d’antiquariato. Soprattutto perché il passo successivo è dichiarare che la vera differenza è tra onesti e disonesti, tra buoni e cattivi. E arrivati a quel punto fai contenti tutti, guadagni consensi e vendi il tuo prodotto: ascolti in tv, visite sul tuo spazio virtuale in rete e anche voti.

Gaber diceva che gli americani hanno le idee chiare su chi sono i buoni e i cattivi perché i buoni sono loro. Con noi funziona ancora così. Se ci mettiamo a parlare di fascismo e antifascismo finiamo per accorgerci che sono due maniere di vivere e di vedere il mondo completamente diverse. Invece se parliamo di buoni e cattivi ci pare di trovarci tutti dalla stessa parte. Buoni come gli americani di Gaber.

E invece una differenza ci sta. Ce ne sono molte, ma io ne segnalo una sola: quella che mette a confronto i concetti di sicurezza e di libertà. Per una persona di destra (onesta, sincera, non un criminale nazista) la sicurezza deve essere tutelata anche se si diminuiscono spazi di libertà. Una persona onesta di destra immagina che sia possibile che la libertà non venga limitata troppo o che la sua limitazione sia accettabile. È un po’ come accade nelle nostre case quando mettiamo le sbarre alle finestre, l’allarme perimetrale e quello volumetrico, alziamo il muretto del giardino e magari ci mettiamo anche il cane che abbaia. La vita si complica, ci sentiamo un po’ reclusi, ma abbiamo alzato una barriera sostanziosa tra noi e i ladri.

Per una persona di sinistra (onesta, sincera, non fricchettona) la libertà deve essere tutelata anche se la sicurezza è considerata di meno. Una persona onesta di sinistra immagina che sia possibile che la sicurezza non venga limitata troppo o che la sua limitazione sia accettabile. È un po’ come accade nelle nostre città quando i vigili urbani rifiutano di girare armati. Ritengono che mostrare le armi non inibisca il crimine, ma spinga i malintenzionati ad armarsi e a diventare più pericolosi. È una scelta fatta anche dalle Ong che non vogliono gente armata sulle navi con le quali recuperano gli stranieri in mezzo al mare o negli ospedali in cui curano i feriti delle guerre. Corrono un rischio? Forse sì, ma fanno una scelta chiara tra la pace e la guerra, la violenza e la non-violenza, tra la sicurezza e la libertà.

Il primo maggio non si celebra solo il lavoro, ma anche un’idea della società che rispettando il lavoratore intende rispettare l’essere umano in generale. Un giorno nel quale si fa una scelta di libertà. Una libertà che deve essere condivisa con tutti. Una festa del lavoro per tutti i lavoratori, quelli col passaporto italiano e quelli senza. Quelli bianchi (un po’ rosa) e quelli neri (marroncini).

Se il figlio dell’immigrato etiope è uno studente migliore del mio chi avrà la possibilità di studiare Medicina in una facoltà per la quale l’accesso è limitato dal numero chiuso? Lasciare l’etiope e la sua famiglia nell’indigenza e nella clandestinità favorisce mio figlio.

Una persona di destra ritiene che gli italiani debbano avere una corsia preferenziale perché l’Università italiana nasce da un impegno che ha radici nelle generazioni passate. E non è giusto che i nostri padri abbiano faticato per noi e poi il frutto del loro sacrificio vada a uno straniero. Una persona di sinistra ritiene che il paese diventi migliore se al posto di mio figlio c’è un medico etiope perché, a parità di possibilità, ha dimostrato di essere un medico migliore.

Il lavoro è una tortura se non si accompagna a una forte tutela della libertà. La libertà di tutti i lavoratori, italiani e stranieri. Nel 1925 gli intellettuali firmatari del manifesto antifascista lo avevano capito tredici anni prima delle leggi razziali di Mussolini e avevano scelto il primo maggio per dichiararsi.

Un primo maggio antifascista e antirazzista da quasi cent’anni.