José Andres Murillo rompe il silenzio sull’incontro avuto col Pontefice, che venerdì 27 aprile ha accolto in Vaticano le vittime della pedofilia del clero in Cile. Murillo è uno di loro. “Ho parlato per due ore con il Papa – ha scritto su Twitter -. In modo molto rispettoso e franco, ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come abuso di potere, e della necessità di assumersi la responsabilità, l’attenzione e non solo il perdono. Spero solo che sia utile, che aiuti a cambiare ciò che è necessario affinché il mondo sia un luogo dove si possa occuparsi degli altri, accompagnare e non maltrattare. E che la Chiesa cattolica in ciò sia alleata e non tra chi abusa”.

Sull’incontro non c’è stato nessun comunicato per espressa volontà del Papa. “Il Santo Padre ha avviato incontri personali nel pomeriggio di questo venerdì, 27 aprile, con le vittime di abusi commessi in Cile”, aveva detto il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke. “Non è previsto il rilascio di alcun comunicato ufficiale – aveva poi aggiunto – sul contenuto di questi incontri, per espresso desiderio del Papa: la sua priorità è ascoltare le vittime, chiedere il loro perdono e rispettare la riservatezza di questi colloqui. In questo clima di fiducia e riparazione per la sofferenza, la volontà di Papa Francesco è quella di fare parlare gli ospiti il tempo necessario, quindi non ci sono orari contenuti fissi o prestabiliti“.

Oltre a Murillo, si sono presentati a Casa Santa Marta Juan Carlos Cruz e James Hamilton, le tre vittime di abusi che hanno scoperchiato lo scandalo della Chiesa cilena, che ha portato il pontefice ad una durissima lettera all’episcopato. Bergoglio vedrà a Roma anche i vescovi cileni per assumere delle decisioni, ma questo incontro ci sarà nella seconda metà di maggio, dopo aver ascoltato le storie delle vittime per anni ignorate dalla Chiesa locale. Secondo i media cileni, dopo avere incontrato i tre in giornate diverse, è possibile che lunedì li incontri tutti e tre insieme.

Al centro del dossier cileno ci sono i crimini compiuti per anni dal reverendo Fernando Karadima che è stato per questo condannato. Ma intorno a questa figura ci sarebbe stata una rete di coperture, di omertà. Il caso inizialmente riguardava l’attuale vescovo di Osorno, monsignor Juan Barros ma, con l’invio in Cile di monsignor Charles Scicluna, il massimo esperto nella Chiesa per la messa a punto di questi delicati Rapporti, il Papa è venuto a conoscere altri casi sui quali vuole fare chiarezza. Le informazioni date negli anni dalla Chiesa locale sarebbero state lacunose e fuorvianti. In questo week-end saranno le vittime degli abusi a raccontare direttamente al pontefice la loro verità.

Dal canto loro, le vittime di abusi sessuali commessi invece negli istituti dei Fratelli Maristi cileni considerano che l’incontro di Papa Francesco con le vittime di Fernando Karadima rappresenta solo “un gesto”, finché non si vedranno “cose concrete” da parte della Chiesa. Gonzalo Dezegera, ex alunno di una scuola marista, dove subì abusi sessuali da quando aveva 10 anni, ha detto che “bisogna vedere quali saranno le conseguenze, se ci sarà un segnale forte nella Chiesa cattolica che ci porti giustizia”.