No, nel titolo non c’è una confusione identitaria tra il Matteo Salvini della triplice “coalizioneberlusconiana (considerata di “destra”) e il Partito democratico erede del glorioso Partito comunista italiano (ovviamente ritenuto di “sinistra”). C’è solo un aggiornamento identitario di cui gli elettori si sono in buona misura già accorti da tempo (forse senza averne coscienza), mentre la partitocrazia – con tutto il corollario dei media che la seguono per raccontarla secondo convenienza agli elettori – fa in parte come le tre scimmiette, non vede e non sente ma parla!

È del tutto evidente che la Lega – secondo i canoni classici di ciò che deve essere una vera “sinistra” (vedasi anche Sinistra in prestito su L’Espresso del 15 aprile) – dovrebbe essere saldamente posizionata a sinistra nello scacchiere politico italiano, invece si ritrova alleata con la “destra” grazie alle sopravvenute convenienze di Umberto Bossi, che ha fondato a suo tempo (anni 90) la Lega nello stesso modo protestatario di Beppe Grillo senza averne però la stessa acuta intelligenza politica e finendo quindi prigioniero del presunto “pataccaro” politico ex campione del mondo: Silvio Berlusconi (recentemente superato da Donald Trump).

E come può essere considerato di “sinistra” un partito come il Pd, che con l’avvento di Matteo Renzi ha definitivamente abbandonato ogni parvenza di “sinistra” per andare ad abbracciare risolutamente tutte le politiche “liberiste” della “destra” globalista, lasciando fuori (per ora) solo la posizione “sovranista”, presente però a titolo marcato e personale proprio nello stesso Renzi?

Può forse sperare un vero partito della “sinistra” classica di trovare largo seguito elettorale facendo politiche liberiste e persino “libertarie” alla moda del Partito radicale? Infatti le uniche battaglie che porta avanti ormai non sono più quelle della massa della popolazione (eguaglianza nei diritti, equilibrio nella distribuzione del reddito, tutela dei lavoratori a tutti i livelli, ecc.) ma quelle dei libertari (unioni civili, droga libera, accoglienza senza regole (ius soli), leggi permissive, svuota carceri, ecc.). Ormai è in piena concorrenza proprio col Partito radicale – che, infatti, sta scomparendo non solo a causa della morte di Marco Pannella.

Ovvio che l’elettore competente – appartenente alla classe di reddito medio-bassa del Paese e attento a come si muove la politica – non trovi più nella politica del Pd nessuna attrattiva, salvo appunto quelle poche migliaia direttamente interessate alle politiche libertarie. E traslochi quindi senza traumi sotto le bandiere di M5s e Lega, che indubbiamente coprono ormai molto meglio quelle istanze di protezione e di supporto istituzionale di massa perse completamente di vista dal Pd.

Anche Salvini – benché abbia dovuto accantonare per ora i suoi sogni di gloria dopo il divorzio decretato da Luigi Di Maio – ha buone opportunità di rifarsi conquistando quegli elettori di centro che – con opportune riforme facilmente concordabili insieme all’eventuale governo M5s-Pd – può agevolmente conquistare.

Ora che Di Maio ha dato (un po’ troppo bruscamente però, a mio avviso) il definitivo commiato a Salvini – che non voleva saperne di sganciarsi dalla palla al piede Berlusconi – il Pd, invitato nobile della politica italiana, ha in definitiva l’opportunità di fare una politica che è veramente la sua, quella che dovrebbe essere la sua vocazione e che da sempre scorre nelle vene del popolo che ha sempre rappresentato ma che ora ha però traslocato in buona misura nel M5s (e nella Lega). Se il Pd lo tradirà di nuovo lo perderà (e si perderà) per sempre. Deve perciò cogliere con dovuta umiltà questa occasione e fare ciò per cui è presente nelle istituzioni italiane e che il popolo di “sinistra” attende ormai da quasi trent’anni.