Mediolanum torna nel mirino della Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle di Milano hanno notificato alla società irlandese Mediolanum International Funds Limited, controllata con sede a Dublino del gruppo controllato dalle famiglie Doris e Berlusconi, un verbale di constatazione riguardo la residenza in Italia della società irlandese relativa agli anni 2010-2016. Le potenziali imposte oggetto di contestazione, si legge in una nota, ammontano a circa 544 milioni di euro. Mediolanum fa sapere di avere già preso contatti con le autorità competenti per fornire i chiarimenti eventualmente necessari alla chiusura della vicenda.

Mediolanum, continua la nota del gruppo, precisa che la questione riguardanti la posizione fiscale di Mediolanum International Funds Limited e i rapporti con le società italiane del gruppo è già stata oggetto di una specifica verifica che ha escluso problemi di residenza fiscale in Italia, limitandosi a rettifiche di natura valutativa concluse nel 2015 con un accordo transattivo e con l’archiviazione in sede penale. Mediolanum International Funds Limited, ricorda il gruppo, opera in Irlanda dal 1997 con una “consistente struttura organizzativa composta da dipendenti altamente qualificati dedicati principalmente alle attività di sviluppo e amministrazione di fondi comuni di investimento di diritto irlandese”. La società è assoggettata alla vigilanza da parte delle autorità regolamentari irlandesi, “che verificano costantemente l’attività svolta dalla stessa e l’adeguatezza della struttura organizzativa ivi localizzata”.

Una settimana fa il Tar del Lazio aveva sospeso il provvedimento della Banca d’Italia dell’11 aprile 2017 con cui è stato intimato a Fininvest di dismettere la propria partecipazione in Banca Mediolanum per la quota eccedente il 9,99 percento delle azioni. La richiesta di mollare la presa sulla banca risaliva all’ottobre 2014 ed era legata alla condanna di Berlusconi per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset. Il Tar ha accolto l’istanza cautelare del gruppo dell’ex premier ritenendo che “la gravità del pregiudizio dedotto con la domanda cautelare giustifichi, nelle more della decisione di merito, l’accoglimento della istanza”. La scadenza del termine fissato da via Nazionale per la vendita delle quote azionarie, intervenendo presumibilmente prima della definizione del giudizio amministrativo” davanti al Tribunale dell’Unione europea, per i giudici “determinerebbe un danno grave e irreparabile ai ricorrenti, solo parzialmente risarcibile con una sentenza definitiva eventualmente favorevole”.

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