L’Antitrust ha multato Fastweb per 4,4 milioni di euro per pubblicità ingannevole sulla fibra ottica. Una sanzione “fotocopia” a quelle già emesse nei confronti di Wind Tre e Tim nelle scorse settimane, rispettivamente di 4,25 e 4,8 milioni. Secondo il Garante della concorrenza e del mercato, la società di telecomunicazioni “ha omesso o non ha adeguatamente evidenziato le informazioni sulle caratteristiche dell’offerta, sui limiti geografici di copertura, sulle differenze di servizi disponibili e di performance in funzione dell’infrastruttura utilizzata”.

Una condotta definita “omissiva e ingannevole” perché il consumatore “a fronte dell’uso del termine onnicomprensivo ‘fibra’, non è stato messo nelle condizioni di individuare gli elementi che caratterizzano, in concreto, l’offerta”. Ma non è tutto. Nel mirino dell’Antitrust è finita anche la velocità massima di connessione offerta da Fastweb, che si può ottenere solo attivando “un’opzione aggiuntiva in promozione gratuita per un periodo limitato e, poi, a pagamento“. Un particolare non da poco che non viene spiegato in modo chiaro negli spot pubblicitari dell’azienda.

Il provvedimento dell’Authority ricalca nei termini e nei contenuti quello già preso nei confronti di altre due società leader nel settore, Wind Tre e Tim. La prima è stata sanzionata per aver avuto una “condotta omissiva e ingannevole” nel pubblicizzare le sue offerte di traffico dati e fibra ottica. La seconda per aver lanciato campagne pubblicitarie sulla connettività in fibra ottica (cartellonistica, sito web, below the line e spot televisivi) prive di tutte le informazioni utili per i consumatori.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Diseguaglianze, anche l’Eurostat certifica l’allargamento della forbice tra ricchi e poveri in Italia

prev
Articolo Successivo

Mediolanum, verbale di constatazione da 544 milioni alla società irlandese del gruppo di Doris e Berlusconi

next