Fuori in trenta giorni. La Banca d’Italia ha imposto a Fininvest di ridimensionare la sua partecipazione in Mediolanum del 20% entro il 6 dicembre, senza aspettare il pronunciamento del Consiglio di Stato a cui la holding di famiglia dell’ex premier Silvio Berlusconi ha fatto ricorso. La richiesta di mollare la presa sulla banca presieduta da Ennio Doris vendendo la quota eccedente il 9,9% risale all’ottobre 2014 ed è legata alla condanna di Berlusconi per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset. In seguito al verdetto, l’ex Cavaliere ha perso i requisiti di onorabilità richiesti agli azionisti che attraverso il voto in assemblea possono influire sulla gestione di un istituto di credito. E proprio l’anno scorso Mediolanum ha chiesto l’iscrizione nell’albo dei gruppi bancari.

Contro il provvedimento gli avvocati del leader di Forza Italia si sono rivolti al Tar, che ha respinto il ricorso, e poi a Palazzo Spada. Che il 27 agosto scorso ha fissato l’udienza di merito per il prossimo 14 gennaio senza però trattare la richiesta di sospensiva della decisione. Ora Palazzo Koch, secondo quanto riferito da Radiocor che ha preso visione del provvedimento, stringe i tempi in nome della tutela del “principio di sana e prudente gestione”. Infatti, in attesa che la società presieduta da Marina Berlusconi trasferisca la quota eccedente in un trust, i relativi diritti di voto sono sospesi. Cosa che ha comportato anche il venir meno dell’efficacia del patto di sindacato con l’altro socio rilevante, la Fin. Prog. Italia Sapa di Doris, con cui Fininvest controllava il 65% del gruppo assicurativo. Mediolanum la scorsa primavera ha cambiato logo mandando in soffitta quello con il biscione di casa Fininvest, ma il patron Doris ha sostenuto che si è trattato di una “pura coincidenza”.

Secondo l’agenzia di stampa de Il Sole 24 Ore, dopo il provvedimento i legali di Berlusconi potrebbero, oltre a impugnare l’ultima decisione di Banca d’Italia, chiedere che il giudice amministrativo decida sulla sospensiva della decisione del 7 ottobre senza attendere l’udienza di merito.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Eni, sindacati: “Investimenti azzerati in Italia e chimica verde abbandonata”. Sciopero il 28 novembre

prev
Articolo Successivo

Banche, per le sistemiche il regolatore mondiale Fsb chiede rafforzamento di capitale di 1.100 miliardi

next