Si fa presto a dire Invalsi computer based, ma quando si parla di scuole che si trovano sulle isole tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare nel vero senso della parola. Ma non solo. Ad avere serie difficoltà di fronte alla prova online da quest’anno prevista per tutti gli studenti di terza media sono anche le realtà più piccole, quegli istituti che si trovano sulla cima dei nostri Appennini o che hanno subito i danni dagli eventi sismici degli ultimi anni. Lì, i dirigenti scolastici combattono ogni giorno per avere una connessione che permetta loro di fare lezione e qualche volta non hanno nemmeno un laboratorio d’informatica. Di fronte alla richiesta arrivata dall’alto si sono dati da fare, “si sono rimboccati le maniche e si sono arrangiati per trovare le soluzioni”, come ci ricorda la dirigente Aida Marrone dell’istituto omnicomprensivo “Spataro” di Gissi, 2.750 abitanti in provincia di Chieti. Ognuno ha fatto quel che può: c’è chi ha portato i computer da una scuola all’altra; chi ha chiesto ai ragazzi di portarseli da casa e chi ha scelto di appoggiarsi al laboratorio di una scuola superiore o persino all’università. E persino negli ospedali, dove una circolare del ministero prevede che comunque i test siano fatti, si sono attrezzati per somministrare la prova ai ragazzi che si trovano a letto.

Abbiamo fatto un “tour” per conoscere meglio la titanica impresa di questi presidi. I primi a doversi arrangiare sono i capi d’istituto delle scuole del Centro Italia che hanno subito il terremoto e che ancora in queste ore devono far i conti con i crolli. A Camerino, il preside Maurizio Cavallaro che dirige anche i plessi di Pieve Torina (1.400 abitanti), Fiastra (658 residenti) e Serravalle ha chiesto aiuto all’ateneo che ha messo a disposizione della scuola un laboratorio con 25 macchine: “La scuola media a Camerino non è ancora nuova, non avremmo potuto fare lì l’Invalsi. Non abbiamo un’aula adatta anche se grazie alle donazioni post sisma abbiamo un pc in ogni classe e una lavagna multimediale. Anche gli alunni di Fiastra e Serravalle la faranno all’università. A Pieve Torina, invece, abbiamo quindici computer che bastano per i dodici studenti che devono fare la prova”. A San Ginesio e Sarnano il dirigente Giorgio Gentili, invece, deve portare i pc da una scuola all’altra. Non solo. Per poter fare il test Invalsi bisogna non sovraccaricare la Rete: “Dobbiamo spegnere tutti i cellulari, i pc nelle aule, bloccare gli aggiornamenti e allora riusciamo a far funzionare i computer”.

In cima ai monti – Dall’Abruzzo alla Sicilia passando dall’Irpinia i problemi sono più o meno uguali. A Gissi, su un colle panoramico tra i torrenti Ferrato e Morgitella in provincia di Chieti, Aida Marrone ha fatto il possibile: “Siamo un omnicomprensivo con un istituto tecnico del settore economico e i ragazzi della scuola secondaria vanno a fare le prove al laboratorio delle superiori. Alle medie non avremmo avuto macchine a sufficienza, non abbiamo un laboratorio d’informatica ma un computer per classe”. La preside si occupa anche delle medie di San Buono dove gli undici alunni si sposteranno con lo scuolabus al tecnico. A Furci i quattro ragazzi di terza invece faranno la prova nella loro scuola: hanno quattro macchine “ma saremo costretti a fare due ragazzi alla volta per i problemi della connessione”, spiega la preside.

Ad Ariano Irpino, il preside Marco De Prospo a capo dell’istituto comprensivo “Don Milani” alza le mani al cielo: “I nostri laboratori non hanno la copertura di rete necessaria. I professori sono preoccupati e gli alunni altrettanto. Cerco di spiegare che queste prove non meritano tutto quell’impegno che viene richiesto dalle istituzioni. Don Milani le avrebbe buttate dalla finestra perché non hanno nulla a che fare con lo sviluppo della personalità dei nostri ragazzi”. De Prospo ha 24 pc per 110 alunni: “I genitori non hanno chiaro a cosa servono queste prove: a loro sembrano degli esami e li preoccupano molto”. Dalla Campania alla Sicilia. Sulle Madonie il preside Ignazio Sauro che è a capo di un istituto che comprende Petralia Sottana, Geraci e Alimena ha chiesto aiuto ai ragazzi: “Dove non arriva la scuola suppliscono gli studenti con i loro strumenti. A Geraci abbiamo un laboratorio con dodici pc e i ragazzi vanno a gruppi. A Petralia e ad Alimena hanno portato i loro personal computer. Tutti l’avevano. Nessun problema con la Rete: abbiamo una adsl. Abbiamo fatto la richiesta di portarla a 20 mega ma a noi arriva a sette”.

Sulle isole – Va meglio in mezzo al mare che sui monti, ma c’è poco da cantar vittoria. Linda Guarino è docente a Favignana: “Abbiamo fatto controllare la nostra connettività: non è altissima ma è sufficiente per far fare la prova su più giorni. Sulle isole la Rete è una semplice adsl, con questa facciamo quello che possiamo. In questi giorni è stata ballerina, può capitare che il collegamento cada per qualche minuto. Spesso si tratta di un problema del ripetitore ma tutto ciò rende difficile per noi usare la Rete per superare l’isolamento”. A Favignana non hanno problemi di dotazioni informatiche: dagli inizi del 2000 con i fondi dell’Ue hanno una Lim in ogni classe e computer all’avanguardia al pari di una sede universitaria. Ogni alunno ha un tablet. “Abbiamo un pc per ogni studente – continua la professoressa Guarino – ma per sostenere l’impatto della Rete per l’Invalsi faremo più turnazioni”. Va meglio nelle Eolie. Francesco Imbesi, responsabile del plesso di Panarea sta seguendo le prove in prima persona: “Siamo una scuola di frontiera. L’istituto ha sede a Lipari ma serve Alicudi, Filicudi, Stromboli e Panarea. La Rete è essenziale per fare lezioni online quando i docenti non possono muoversi a causa del mare. Per l’Invalsi esiste una piattaforma, abilitiamo un pc in ogni isola e i ragazzi fanno i test senza problemi”.

In ospedale – L’Invalsi va fatto anche se sei ammalato. Una circolare dal direttore generale del Miur Maria Assunta Palermo è molto chiara sulla questione: “Qualora il periodo di ricovero presso ospedali o luoghi di cura coincida con il periodo previsto della prova nazionale, ove ricorrano le condizioni, la prova viene svolta nella struttura in cui l’alunna o l’alunno è ricoverato”. Parole che calate nel concreto devono fare i conti con diversi problemi a partire dalle condizioni di salute dello studente alla disponibilità della Rete nelle strutture sanitarie. Lo sa bene Laura Fiorini, dirigente del “Mafeo Vegio” di Lodi, istituto polo in Lombardia per le scuole in ospedale: “Chi è in istruzione domiciliare ha fatto il test a casa. Per l’ospedale abbiamo testato le macchine per capire se potevano supportare il materiale Invalsi. Ogni docente ha valutato se il ragazzo era in grado di fare la prova. La connessione c’è negli ospedali ma spesso l’accesso non è di facile utilizzo perché è una Rete molto protetta”.

Le scuole parentali – All’Invalsi non scappano nemmeno i genitori che hanno scelto di educare i propri figli a casa ritirandoli dalle aule. Dal momento che da quest’anno l’Invalsi è un requisito necessario per l’ammissione all’esame di Stato, mamme e papà maestri hanno dovuto abbassare la testa e mandare, almeno per i giorni del test, i propri figli nelle aule. “Da quest’anno sono obbligatorie, non possono evitarlo. Abbiamo già preso accordi con le scuole da mesi. È un test – spiega fondatrice del network educazioneparentale.org – standardizzato che non sposa l’idea dell’educazione parentale: è fatto per valutare le scuole perciò è assurdo che lo facciano dei ragazzi che tra i banchi non ci mettono piede. Resta un grosso punto interrogativo per noi ma se vogliamo dare ai nostri figli la licenza media dobbiamo adeguarci”.