Qualcosa si muove in Regione Lombardia sul tema centrale del sistema dei trasporti regionale a servizio dei pendolari e degli enormi costi (economici, ambientali, sociali) che un simile modello di mobilità basato sull’uso del mezzo privato produce sul nostro territorio e nei nostri polmoni. E non è una buona notizia.

Per affrontare il problema dei costi che tale modello squilibrato riversa sui cittadini pendolari lombardi, il neogovernatore regionale Attilio Fontana ha proposto, nel giorno del suo insediamento, la sua soluzione: introdurre i “voucher mobilità”, ovvero agevolazioni per i pedaggi sulla rete autostradale lombarda, destinati agli utilizzatori che, con maggiore frequenza, si spostano in auto – anziché sul mezzo di trasporto pubblico – per la mobilità pendolare casa-lavoro.

Sotto il profilo culturale, la proposta presenta la stessa qualità e freschezza innovativa che potrebbe avere un ritorno all’uso del carbone per il riscaldamento degli edifici, o all’uso del “sacco nero” per stivare in modo indifferenziato ogni tipo di rifiuto da buttare in discarica.

Sotto l’aspetto operativo e strategico, la proposta di Fontana (spero di sbagliarmi, sinceramente) rivela alcuni orientamenti precisi in materia di governo della mobilità da parte del governo regionale.

Punto primo: la cura del ferro, cioè il necessario potenziamento della mobilità ferroviaria regionale a servizio della mobilità pendolare (l’88% della domanda di trasporto ferroviario in tutto il Nord Italia riguarda tratte comprese fra i 40-60 km: tratte pendolari, appunto). Tutto questo, temo, rimarrà lettera morta. L’impresentabile carrozzone Trenord non verrà riformato; verrà messo in esercizio qualche nuovo treno in sostituzione di quelli che cadono a pezzi, ma nulla di significativo per potenziare il servizio in corrispondenza dei nodi urbani.

Punto secondo (e conseguente al primo): l’attuale modello di mobilità regionale (imperniato sul mezzo di trasporto privato) esternalizza e riversa pesanti costi sull’utente finale, ovvero sul cittadino pendolare. Spostarsi ogni giorno – da soli, a bordo della propria auto – lungo l’itinerario casa-lavoro-casa ha costi enormi: il Censis ha valutato i costi diretti a carico del singolo per l’uso dell’auto in oltre 2.200 euro/anno, escluso il tempo perso (equivalente a un mese di lavoro) per i tempi di spostamento. Non esistendo alcun piano di potenziamento per trasferire quote di mobilità dall’auto privata alla rete di trasporto pubblica, la soluzione proposta da Fontana è quella di ridurre i costi per il pedaggio autostradale. Come dare un’aspirina a un tubercolotico.

Punto tre: la fidelizzazione sbagliata. La proposta di Fontana presenta non uno, ma numerosi effetti negativi. Perché punta a fidelizzare la mobilità pendolare non verso il trasporto pubblico, bensì verso l’uso dell’auto; perché non affronta il problema, ma cerca di mitigarne gli effetti; perché non riesce nemmeno a copiare alcuni esperimenti avviati con successo proprio in Lombardia negli anni passati, come la riduzione del pedaggio negli orari di punta nell’Autolaghi legata però alla presenza a bordo del veicolo di almeno tre persone (che significa incentivare la condivisione del mezzo riducendo i costi a carico dei cittadini e dell’ambiente).

Punto quattro: la tariffazione come strumento di governo della mobilità. Il “welfare varesotto” che punta alla riduzione del pedaggio autostradale in aiuto ai pendolari, produce danni – a carico dei pendolari – nei confronti del principale strumento di governo della mobilità: la politica tariffaria. Proprio nel momento in cui il Comune di Milano avvia un progetto molto innovativo sull’intero territorio comunale basato sul “park pooling” per i pendolari (sosta gratuita per le auto che si muovono con più persone a bordo), la Regione anziché copiare tale iniziativa milanese estendendola a tutte le stazioni delle linee ferroviarie suburbane (non ci sarebbe nulla di male, anzi) si muove in modo primitivo in direzione opposta.

Punto cinque. Perché la Regione Lombardia non usa la straordinaria opportunità fornita dall’ultima legge di bilancio per promuovere – attraverso accordi e regolamentazioni locali tra aziende e organizzazioni sindacali – la concessione ai dipendenti delle varie imprese dell’abbonamento al trasporto pubblico, oggi equiparato per legge al buono pasto? Una volta che ce l’hai, l’abbonamento gratuito, lo usi. Ed è molto più conveniente di un voucher per il pedaggio in coda in autostrada.